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Il Papa durante la celebrazione a San Paolo fuori le Mura
«La Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani ci chiama ogni anno a rinnovare il nostro comune impegno in questa grande missione, nella consapevolezza che le divisioni tra noi, se non impediscono certo alla luce di Cristo di brillare, rendono tuttavia più opaco quel volto che deve rifletterla sul mondo».
È l’auspicio espresso dal Papa che nella Basilica di San Paolo fuori le Mura – dove, poco prima della celebrazione, è stato illuminato il ritratto a mosaico di Leone XIV preparato dopo l’elezione del maggio scorso in Conclave – ha celebrato i Secondi Vespri della Solennità della Conversione di San Paolo insieme ai rappresentanti delle altre confessioni cristiane a conclusione della 59esima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Ricordando la recente celebrazione per il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, a İznik, il Pontefice ha ricordato il «2000° anniversario della Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù nel 2033» e ha esortato: «Impegniamoci a sviluppare ulteriormente le pratiche sinodali ecumeniche e a comunicare reciprocamente ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò che insegniamo», è stato l'appello del Papa che rivolto agli altri leader cristiani ha sottolineato: «Noi siamo uno! Lo siamo già! Riconosciamolo, sperimentiamolo, manifestiamolo»


Il tondo a mosaico con il ritratto di papa Leone XIV nella Basilica di San Paolo fuori le Mura
(ANSA)Il Papa ha ricordato in particolare la «coraggiosa testimonianza cristiana del popolo armeno nel corso della storia, una storia in cui il martirio è stato una caratteristica costante».
Poi ha ricordato anche le radici cristiane dell'Europa e ha auspicato che il Vangelo continui a «portare frutti» in questo continente: «La tradizione ci consegna la testimonianza dell'Armenia quale prima nazione cristiana, con il battesimo del Re Tiridate nel 301 da parte di San Gregorio l'Illuminatore. Rendiamo grazie per come, ad opera di intrepidi annunciatori della Parola che salva, i popoli dell'Europa orientale e occidentale accolsero la fede in Gesù Cristo; e preghiamo affinché i semi del Vangelo continuino a produrre in questo Continente frutti di unità, di giustizia e di santità, anche a beneficio della pace fra i popoli e le nazioni del mondo intero».
Ricorda poi che i sussidi sono stati preparati dalle Chiese in Armenia, espressione di «una coraggiosa testimonianza cristiana del popolo armeno nel corso della storia, una storia in cui il martirio è stato una caratteristica costante». Il Papa invita a guardare al santo Catholicos San Nersès Šnorhali “il Grazioso”, che lavorò per l’unità della Chiesa nel XII secolo. Fu capace di comprendere che la ricerca dell’unità riguarda tutti i fedeli e contempla anche “la guarigione della memoria”: «San Nersès può anche insegnarci l’atteggiamento che dovremmo adottare nel nostro cammino ecumenico, come ha ricordato il mio venerato predecessore San Giovanni Paolo II: “I cristiani devono avere una profonda convinzione interiore che l’unità è essenziale non per un vantaggio strategico o un guadagno politico, ma per l’interesse della predicazione del Vangelo”».


Un momento della celebrazione
(ANSA)Papa Leone nella sua omelia ha ringraziato il cardinale Kurt Kock, prefetto del Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, i suoi collaboratori, i membri dei dialoghi teologici e delle altre iniziative promosse dal Dicastero. Il Pontefice ha poi salutato in particolare il Metropolita d’Italia ed esarca dell’Europa Meridionale Polykarpos, rappresentante del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, dell’arcivescovo Khajag Barsamian per la Chiesa Apostolica Armena di Etchmiadzin presso la Santa Sede, e del vescovo Anthony Ball, direttore del Centro Anglicano di Roma e rappresentante dell’arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede.
All’inizio della celebrazione il Papa ha reso omaggio alla tomba dell’apostolo Paolo, insieme a lui il metropolita Polykarpos, rappresentante del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che durante i vespri ha letto la prima orazione e il vescovo anglicano Anthony Ball che invece ha letto la seconda. Accanto a loro anche il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, e l'arcivescovo Flavio Pace, segretario dello stesso Dicastero.







