Uniti nell’annuncio del Vangelo e nell’impegno per la pace, in un mondo segnato da guerre e divisioni. È questo il cuore dell’incontro avvenuto lunedì mattina in Vaticano tra papa Leone XIV e l’arcivescovo di Canterbury Sarah Mullally, nuova guida spirituale della Comunione anglicana, insediatasi ufficialmente lo scorso 25 marzo, e prima donna a ricoprire questo incarico.

@Vatican Media
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Un momento dell'incontro alla presenza delle rispettive delegazioni (ANSA)

L’udienza si inserisce nel solco di una tradizione ormai consolidata di dialogo tra Roma e Canterbury, a sessant’anni dallo storico incontro tra Paolo VI e Michael Ramsey, che nel 1966 segnò una tappa fondamentale nel cammino ecumenico con la firma della Dichiarazione congiunta proprio presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura dove la Primate anglicana si è recata in preghiera presso la Tomba di San Paolo.

Il Pontefice ha richiamato con forza l’urgenza dell’unità tra i cristiani, soprattutto di fronte alle ferite del mondo contemporaneo: «Mentre il nostro mondo sofferente ha un profondo bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra i cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere efficaci portatori di quella pace». Un invito chiaro a proseguire nel dialogo, senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà: «Non dobbiamo permettere a queste sfide costanti di impedirci di cogliere ogni occasione possibile per proclamare insieme Cristo al mondo».

Parole che si fanno ancora più incisive quando il Papa mette in guardia dal rischio dell’immobilismo: «Sarebbe uno scandalo anche se non continuassimo a lavorare per superare le nostre differenze, per quanto possano sembrare insormontabili».

Nel tempo di Pasqua, Leone XIV ha inoltre indicato nel Cristo risorto il modello di una pace «disarmata», capace di rispondere alla violenza senza ricorrere alla forza, ma attraverso la testimonianza umile e profetica del Vangelo.

All’incontro ha fatto eco l’intervento dell’arcivescovo Mullally, che ha sottolineato la responsabilità condivisa dei cristiani in un tempo segnato da violenza e profonde trasformazioni: «Nel mondo di oggi, siamo chiamati a vivere e predicare il Vangelo con rinnovata chiarezza. Di fronte a una violenza disumana, a profonde divisioni e a rapidi cambiamenti sociali, dobbiamo continuare a raccontare una storia di speranza».

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Un momento di preghiera comune (ANSA)

Una speranza fondata sulla dignità di ogni persona: «Ogni vita umana ha un valore infinito perché siamo figli preziosi di Dio; la famiglia umana è chiamata a vivere come fratelli e sorelle». Da qui l’impegno concreto: «Dobbiamo quindi lavorare insieme per il bene comune, costruendo sempre ponti, mai muri».

Il pellegrinaggio romano della primate anglicana, articolato in quattro giorni, prevede anche momenti di preghiera comune e incontri istituzionali con i funzionari del Dicastero per il Servizio dell'Unità dei Cristiani, la visita ai Musei Vaticani, la visita anche alle basiliche di san Giovanni in Laterano e a Santa Maria Maggiore. Nella delegazione della Primate anglicana, c'è anche monsignor Richard Moth, arcivescovo cattolico romano di Westminster.

Un’occasione per rafforzare legami già esistenti e promuovere nuove forme di collaborazione, a livello globale e locale. In un tempo segnato da conflitti e tensioni, il messaggio che emerge dall’incontro è chiaro: solo una testimonianza cristiana più unita può contribuire a rendere credibile l’annuncio del Vangelo e a costruire percorsi concreti di pace.