La missione della Chiesa è quella di «pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito».

Papa Leone continua la sua catechesi sulla Lumen Gentium soffermandosi sul capitolo VII e meditando sul tema “La Chiesa, pellegrina nella storia verso la patria celeste”.

Parla della dimensione «escatologica» chiarendo che ciò significa che «la Chiesa cammina in questa storia terrena sempre orientata verso la meta finale, che è la patria celeste».

È una dimensione essenziale che spesso viene minimizzata concentrati come siamo sulle cose concrete. «La Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia, che ha come fine di tutto il suo agire il Regno di Dio », sottolinea il Pontefice. Bisogna sempre ricordare che «Gesù ha dato inizio alla Chiesa proprio annunciando questo Regno di amore, di giustizia e di pace». Ed è per questo che «siamo pertanto chiamati a considerare la dimensione comunitaria e cosmica della salvezza in Cristo e a volgere lo sguardo a questo orizzonte finale, per misurare e valutare tutto in questa prospettiva».

La Chiesa, spiega ancora il Pontefice, «vive nella storia al servizio dell’avvento del Regno di Dio nel mondo» e «annuncia a tutti e sempre le parole di questa promessa, ne riceve una caparra nella celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, ne attua e ne sperimenta la logica nelle relazioni di amore e di servizio». Nella Chiesa l’unione con Cristo si realizza, spiega Lumen Gentium, «più strettamente» riconoscendo «al contempo che la salvezza può essere donata da Dio nello Spirito Santo anche al di fuori dei suoi confini visibili».

Inoltre la Costituzione afferma che la Chiesa è «sacramento universale di salvezza», il che significa che è «segno e strumento di quella pienezza di vita e di pace promessa da Dio. Ciò significa che essa non si identifica perfettamente con il Regno di Dio, ma ne è germe e inizio, perché il compimento verrà donato all’umanità e al cosmo soltanto alla fine».

Chi crede cammina nella storia terrena, «segnata dalla maturazione del bene ma anche da ingiustizie e sofferenze, senza essere né illusi né disperati; essi vivono orientati dalla promessa ricevuta da “Colui che fa nuove tutte le cose”». In questo senso la Chiesa realizza la sua missione tra «il “già” dell’inizio del Regno di Dio in Gesù, e il “non ancora” del compimento promesso e atteso». Essa è «custode di una speranza che illumina il cammino» , è «segno e sacramento del Regno», è, ancora, «il popolo di Dio pellegrinante sulla terra che, proprio a partire dalla promessa finale, legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanità e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace».

La Chiesa non annuncia se stessa, ma rimanda alla salvezza in Cristo. Per questo «è chiamata a riconoscere umilmente l’umana fragilità e caducità delle proprie istituzioni, le quali, pur essendo al servizio del Regno di Dio, portano la figura fugace di questo mondo». Nessuna istituzione ecclesiale «può essere assolutizzata», dice ancora papa Leone e, anzi esse sono chiamate a una conversione continua, «al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, alla continua rigenerazione delle relazioni, in modo che possano davvero corrispondere alla loro missione».

Infine il Pontefice spiega anche la relazione che esiste tra i cristiani che compiono oggi la loro missione e quelli che «hanno terminato l’esistenza terrena», quella che chiamiamo comunione dei santi. «Lumen gentium, infatti, afferma che tutti i cristiani formano un’unica Chiesa, che c’è una comunione e una compartecipazione dei beni spirituali fondata sull’unione con Cristo di tutti i credenti, una fraterna sollicitudo tra Chiesa terrena e Chiesa celeste: quella comunione dei santi che si sperimenta in particolare nella liturgia», sottolinea. E aggiunge che «pregando per i defunti e seguendo le orme di coloro che hanno già vissuto come discepoli di Gesù, siamo sostenuti anche noi nel cammino e rafforziamo l’adorazione di Dio: segnati dall’unico Spirito e uniti nell’unica liturgia, insieme a coloro che ci hanno preceduto nella fede lodiamo e diamo gloria alla Santissima Trinità».