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Un appello a usare le ricchezze «a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l'ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace». E anche un invito a interrogarsi su quanto il modello economico e sociale vigente sia davvero «giusto e improntato alla solidarietà». Papa Leone in visita al principato di Monaco, primo Pontefice dell’era moderna a mettervi piede, si rivolge ai 38mila cittadini monegaschi, molti dei quali, sottolinea, provenienti da diversi altri Paesi, per ricordare che è necessario offrire «nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l'uomo all'individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza». Proprio nel piccolo Stato considerato un paradiso fiscale il Pontefice chiede di «andare oltre la logica dello scambio di equivalenti e del profitto come fine a se stesso per costruire una società più equa».
Su invito del principe Albero, che lo aveva incontrato a gennaio, il Pontefice ha deciso di visitare il piccolo Stato incastrando il viaggio tra gli impegni di Quaresima e l’impegnativa visita in quattro Paesi africani, che compirà a partire dal 13 aprile. E per una volta i larghi viali di Montecarlo si sono riempiti, invece che delle auto di lusso, di pellegrini che, zaino in spalla e cappellino giallo, hanno aspettato la visita del Pontefice.
Tre discorsi in mattinata, incontrando le autorità, la comunità cattolica e i giovani per sottolineare «il vincolo profondo» che unisce questa piccola Città-Stato «alla Chiesa di Roma e alla fede cattolica. Affacciata sul Mediterraneo e incastonata fra Paesi fondatori dell’unità europea, la vostra terra ha nella propria indipendenza una vocazione all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale, oggi minacciati da un diffuso clima di chiusura e autosufficienza», spiega il Pontefice ricordando, senza dirlo, il contributo che Monaco dette alla Conferenza di Helsinki sulla cooperazione europea quando, sia pur a partire dalla propria piccolezza, facilitò il dialogo e la mediazione tra gli Stati. «Nella Bibbia, come sapete, i piccoli fanno la storia!», sottolinea Leone. E spiega che «le autentiche spiritualità tengono viva questa consapevolezza. Occorre confidare nella provvidenza di Dio anche quando prevale il senso di impotenza o di insufficienza, perché noi crediamo che il Regno di Dio è simile a un minuscolo seme che diventa un albero. Naturalmente, questa fede cambia il mondo solo se non veniamo meno alle nostre responsabilità storiche».
Il Pontefice sottolinea la composizione pluralistica «della vostra comunità che fa di questo Paese un microcosmo, al cui benessere concorrono una vivace minoranza di persone locali e una maggioranza di cittadini provenienti da altri Paesi del mondo. Fra questi, non pochi occupano ruoli di considerevole influenza in ambito economico e finanziario, molti sono coloro che svolgono mansioni di servizio, numerosi sono anche visitatori e turisti. Abitare qui rappresenta per alcuni un privilegio e per tutti una specifica chiamata a interrogarsi sul proprio posto nel mondo».
Bisogna interrogarsi anche su come far fruttare i propri talenti. «Perché», dice il Pontefice, «quanto ci è stato affidato non va sepolto sottoterra, ma messo in circolo e moltiplicato nell’orizzonte del Regno di Dio. Tale orizzonte è più ampio di quello privato e non riguarda un mondo utopico: il Regno di Dio, cui Gesù ha consacrato la vita, è vicino, perché viene in mezzo a noi e scuote le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici. Ogni talento, ogni opportunità, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito, perché la vita di tutti sia migliore».
E proprio in questo Paese che, tra i pochi al mondo, ha la fede cattolica come religione di Stato, Leone chiede un impegno più incisivo per essere, nel mondo, «una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità. È la prospettiva dell’ecologia integrale, che so starvi molto a cuore». Per questo Leone affida «al Principato di Monaco, per il legame così profondo che lo unisce alla Chiesa di Roma, un impegno del tutto speciale nell’approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa e nell’elaborazione di buone pratiche locali e internazionali che ne manifestino la forza trasformativa. Anche in una cultura poco religiosa, molto secolarizzata, il modo di accostare i problemi tipico del Magistero sociale può rivelare la grande luce che viene dal Vangelo al nostro tempo, un tempo in cui a molte persone risulta così difficile sperare».
Il principe Alberto, che si affaccia con il Papa per un saluto alla popolazione, coglie l’occasione per chiedere, nelle situazioni di conflitto, «una soluzione per tutto ma non con le armi» per poter arrivare, cita le parole del Pontefice, a «una pace disarmata e disarmante».





