Perché il Papa di Roma gode di tanto affetto e stima nel mondo? Perché è un punto di riferimento anche per i non credenti? E perché proprio oggi, mentre i numeri degli appartenenti alla Chiesa diminuiscono e dappertutto si parla di crisi della cristianità? Sì, è strano che, in tanta superficialità e apparente disinteresse per il sacro, in tanta foga di superarne o ridicolizzarne le tradizioni e i riti, quell’uomo vestito di bianco sia ascoltato con commossa partecipazione, con fiducia, o talvolta con fastidio e rabbia.

La prima riflessione è che purtroppo di personalità autorevoli, capaci di una parola che tocca la mente e il cuore, ce ne sono poche, sempre meno, sia tra gli uomini di cultura che tra i politici. E checché se ne dica, tutti abbiamo un profondo bisogno di maestri, di donne e uomini in cui riconoscere un senso per cui valga la pena vivere, che offrano il tentativo di una risposta alle domande che più ci agitano, soprattutto sulla follia del male e del dolore. I Papi che ci ha donato il buon Dio negli ultimi secoli sono stati testimoni di sapienza, di verità, di giustizia, di pace, cui tutti gli uomini anelano. E sempre le loro parole sono diventate occasione di pensiero, o di contraddizione.

La seconda riflessione riguarda la figura stessa del Papa, il modo in cui viene scelto: erede di una storia antichissima, sa rivolgersi a genti diverse, viaggia, quindi conosce, entra nelle condizioni dei popoli e degli Stati. Non offre soluzioni immediate facili, ma un criterio per porsi in ogni condizione con lo sguardo fisso alla persona, al suo valore e alla sua dignità. Perché l’eterno annuncio di cui è portatore, «stoltezza per i pagani», è sempre quello di un Dio fatto uomo, morto e risorto per liberarci dai peccati e prometterci la Vita eterna e il centuplo quaggiù. Così ci richiama continuamente al nostro destino, e a ciò che vale: la pienezza della nostra vita, l’importanza di volersi bene, di perdonarsi, di costruire con parole e opere un mondo migliore, di spendersi per aiutare gli ultimi, di lottare per la libertà.

Un uomo così, che sa parlare a tutti, che non ha padroni, che non ha eserciti, non può essere comprato, né ricattato, né zittito dal potere. Può solo essere ucciso, come si è tentato di fare con Giovanni Paolo II; o fermato con la menzogna, come si è voluto fare con Benedetto XVI. Solitamente, per convenienza, gli attacchi alla figura del pontefice di Roma sono velenosi ma sottili, tesi a piegare le sue parole, a usarle per la propria propaganda. Mai si era visto il presidente del più grande Stato democratico al mondo attaccare frontalmente con parole ingiuriose il Papa. Ma questo incidente nuovo e inusitato ha fatto chiarezza, è stato anch’esso benedizione: ha mostrato che il re è nudo, ha mostrato a chi crede nel Signore della Pasqua che il nome di Dio non può più essere usato per diffondere odio, guerre e giustificare azioni illegali e disumane. Altri lo faranno nel mondo, ma chiunque si fregi di una croce al collo non potrà che pregare, dialogare incessantemente, spendersi fino al sangue. Per l’incontro e la pace.


In collaborazione con Credere

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