«L'anno che è passato è stato certamente segnato da eventi importanti: alcuni lieti, come il pellegrinaggio di tanti fedeli in occasione dell'Anno Santo; altri dolorosi, come la dipartita del compianto Papa Francesco e gli scenari di guerra che continuano a sconvolgere il pianeta. Alla sua conclusione, la Chiesa ci invita a mettere tutto davanti al Signore, affidandoci alla sua Provvidenza e chiedendogli che si rinnovino, in noi e attorno a noi, nei giorni a venire, i prodigi della sua grazia e della sua misericordia».

È il “bilancio” di papa Leone XIV nella catechesi dell'udienza generale in Piazza San Pietro, l'ultima del 2025, che passerà alla storia come l’anno del Giubileo e dei due Papi: Francesco che lo ha aperto e Leone che lo concluderà ufficialmente il prossimo 6 gennaio con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro.

«È in questa dinamica che si inserisce la tradizione del solenne canto del Te Deum, con cui stasera ringrazieremo il Signore per i benefici ricevuti», ha detto il Pontefice che mercoledì sera nella Basilica di San Pietro presiede i riti di fine anno con i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e, appunto, il canto del Te Deum, «ed è con questi atteggiamenti che oggi siamo chiamati a meditare su ciò che il Signore ha fatto per noi nell'anno passato, come pure a fare un onesto esame di coscienza, a valutare la nostra risposta ai suoi doni e chiedere perdono per tutti i momenti in cui non abbiamo saputo far tesoro delle sue ispirazioni e investire al meglio i talenti che ci ha affidato».

Il Pontefice ha invitato anche «a riflettere su un altro grande segno che ci ha accompagnato nei mesi scorsi: quello del cammino e della meta. Tantissimi pellegrini sono venuti, quest'anno, da ogni parte del mondo, a pregare sulla Tomba di Pietro e a confermare la loro adesione a Cristo». Secondo papa Leone, «questo ci ricorda che tutta la nostra vita è un viaggio, la cui meta ultima trascende lo spazio e il tempo, per compiersi nell'incontro con Dio e nella piena ed eterna comunione con Lui. In tale luce escatologica di incontro fra finito e infinito si inquadra un terzo segno: il passaggio della Porta Santa, che in tanti abbiamo fatto, pregando e impetrando indulgenza per noi e per i nostri cari», ha aggiunto il Papa, concludendo in vista anche della chiusura, il 6 gennaio prossimo, dell'Anno Santo: «È il nostro “sì” a una vita vissuta con impegno nel presente e orientata all'eternità».

ANSA
ANSA
Il Papa in Piazza San Pietro per l'udienza generale (ANSA)

Il Papa ha poi ricordato che «noi meditiamo su questi segni nella luce del Natale». San Leone Magno, ha ricordato ancora, «vedeva nella festa della Nascita di Gesù l’annuncio di una gioia che è per tutti: “Esulti il santo – esclamava –, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita”. Il suo invito oggi è rivolto a tutti noi, santi per il battesimo, perché Dio si è fatto nostro compagno nel cammino verso la Vita vera», l’esortazione papale: «A noi peccatori, perché, perdonati, con la sua grazia possiamo rialzarci e rimetterci in marcia; infine a noi, poveri e fragili, perché il Signore, facendo propria la nostra debolezza, l’ha redenta e ce ne ha mostrato la bellezza e la forza nella sua umanità perfetta».

“Dio è amore”. Il Papa ha concluso la sua catechesi citando le parole con cui San Paolo VI, al termine del Giubileo del 1975, ne descriveva il messaggio fondamentale: «esso, diceva, è racchiuso in una parola: ‘amore’. E aggiungeva: “Dio è Amore!” Questa è la rivelazione ineffabile, di cui il Giubileo, con la sua pedagogia, con la sua indulgenza, col suo perdono e finalmente con la sua pace, piena di lacrime e di gioia, ci ha voluto riempire lo spirito oggi, e sempre la vita domani: Dio è Amore! Dio mi ama! Dio mi aspettava e io l’ho ritrovato! Dio è misericordia! Dio è perdono! Dio è salvezza! Dio, sì, Dio è la vita!’. Ci accompagnino questi pensieri nel passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, e poi sempre, nella nostra vita».

Dopo la catechesi dell'udienza generale, papa Leone XIV ha salutato anche i 35 giovani palestinesi, di religione cattolica, presenti in Piazza San Pietro e appartenenti a un gruppo partito da Gerusalemme e da alcuni villaggi della Cisgiordania, giunto in Italia il 28 dicembre grazie a un gemellaggio avviato dal padre gesuita Massimo Nevola, assistente spirituale delle Comunità di Vita Cristiana (Cvx) in Italia. Durante i saluti in lingua inglese, il Pontefice ha citato tra gli altri i pellegrini provenienti «dalla Palestina», mentre durante il saluto ai fedeli di lingua araba ha ricordato «in particolare i giovani della Terra Santa, provenienti dal Patriarcato Latino di Gerusalemme». Ad accompagnare i ragazzi e le ragazze palestinesi, don Elias Tabban, parroco di Zababdeh, villaggio nei pressi di Jenin, e il francescano Johnny Jallouf, parroco a Beit Hanina, a Gerusalemme est. Nel corso delle loro visite in vari luoghi di Roma, due giorni fa i giovani dalla Palestina hanno avuto modo anche di salutare al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Anche per l’ultima udienza generale dell’anno erano migliaia i fedeli presenti in Piazza che il Papa ha salutato prima della catechesi passando tra i settori a bordo della papamobile.

Nel corso di quest'anno, dopo l'elezione dello scorso 8 maggio, sono stati in tutto 1.069.000 i fedeli che hanno partecipato alle 36 udienze generali e giubilari di papa Leone XIV, secondo i dati della Prefettura della Casa Pontificia. In precedenza, nei soli mesi di gennaio e febbraio, erano stati 60.500 i partecipanti alle otto udienze generali e giubilari di papa Francesco, prima della malattia del Pontefice e della sua morte lo scorso 21 aprile.