Papa Leone sfida la pioggia e il maltempo. Torna sulla papamobile, a poco più di una settimana dall’operazione di asportazione del tumore al polmone, e riceve l’abbraccio della folla che lo applaude emozionata. Benedice i bambini, con un piccolo segno della croce in fronte, sorride, alza la mano per rispondere al saluto, si guarda in giro e riprende il suo posto sul sagrato della basilica.

«La prima cosa che vorrei dirvi», dichiara subito il Pontefice, «è grazie, grazie per il sostegno delle vostre preghiere. Grazie a Dio per la sua generosità». E aggiunge: «Rinnoviamo tutti la nostra fiducia nella bontà e nella misericordia di Dio».

Poi, riprendendo il ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II, dedica l’udienza generale alla Costituzione pastorale Gaudium et spes, concentrandosi sull’impegno per la famiglia nella società contemporanea.

Il Papa ricorda come il Concilio, dopo aver illustrato la dignità della persona, abbia scelto di guardare ai problemi più urgenti del mondo alla luce del Vangelo e dell’esperienza umana. Tra questi, al primo posto, il matrimonio e la famiglia, nella convinzione che «il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare». Il Concilio non si limita a ribadire i valori e i fini del matrimonio, ma prospetta una sua rinnovata concezione come «intima comunità di vita e d’amore coniugale». Non c’è solo la dimensione giuridica del contratto, ma una integrazione di questo «patto coniugale», «inteso», spiega il Pontefice, «come “l’atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono”. La reciproca donazione dell’uomo e della donna, tale per cui “non sono più due, ma una sola carne”, motiva l’esigenza della “piena fedeltà” e della “indissolubile unità” dei coniugi, trovando viva espressione nella procreazione e nell’educazione dei figli». L’amore coniugale e genitoriale, allora, diventa riflesso della Trinità divina, «sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo», perché, sottolinea Leone, «i coniugi possano amarsi l’un l’altra così “come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa”».

Gaudium et spes, ricorda il Pontefice «rivolge l’attenzione all’amore coniugale e alla fecondità matrimoniale. Non limitandosi all’attrattiva erotica, che pure integra in sé, l’amore coniugale coinvolge tutta la volontà degli sposi, ravvivandone gli affetti dell’animo ed esprimendosi mediante sentimenti e gesti di tenerezza». Ribadisce l’uguale dignità dell’uomo e della donna, e l’importanza di un amore che «pervade tutta quanta la vita dei coniugi, trovando espressione negli atti esclusivamente propri del matrimonio». L’intimità degli sposi «favorisce la mutua donazione e arricchisce la loro vicendevole gioia». E la fecondità «si esprime nella procreazione dei figli, “il dono più eccellente del matrimonio”». Inoltre «trasmettendo ed educando la vita umana, che mai va scartata, gli sposi diventano “cooperatori dell’amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti”». Nella loro educazione i genitori devono «lasciarsi guidare da un retto giudizio circa il bene loro e dei loro figli, già nati o venturi. Un tale giudizio, che, in ultima analisi, gli sposi stessi devono formulare davanti a Dio, esige che la loro coscienza si conformi alla legge divina, interpretata dal Magistero ecclesiale alla luce del Vangelo».

Il Papa torna a ribadire il magistero della Chiesa laddove afferma che «la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura», scongiurando, come dice Gaudium et spes, «l’aborto come l’infanticidio»; sia che «gli atti specifici della vita coniugale, ordinati secondo la vera dignità umana, devono essere rispettati con grande stima».

Inoltre la Costituzione evidenzia anche la funzione sociale della famiglia, definita «una scuola di umanità più ricca» e «il fondamento della società». Per questo «tutti coloro che hanno responsabilità sociali, specialmente in ambito politico e culturale» devono «collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia».

Un impegno più che mai urgente come dimostra anche la sollecitudine della Chiesa e dei «Papi che si sono succeduti dopo l’ultimo Concilio, fino alla duplice Assemblea sinodale voluta da Papa Francesco, sulla quale sono ritornati, nei giorni scorsi, i Capi delle Chiese Orientali Cattoliche e i Presidenti delle Conferenze Episcopali». E conclude invocando «la Santa Famiglia di Nazaret» perché «ci illumini nel cammino e protegga le famiglie del mondo intero».