PHOTO
Negli antichi monasteri di clausura, una delle figure più importanti era quella della “rotara”: monaca addetta alle relazioni con l’eterno. La sua voce, dolce, serena, appena sussurrata, esercitava sul visitatore che bussava a quella porta una forte impressione. Le monache facevano molta attenzione a mettere alla “ruota” la persona giusta.
Milioni di persone nel mondo non hanno ancora potuto accedere alle acque fresche del Vangelo. Hanno, però, quasi certamente, avuto a che fare con coloro che sul Vangelo si stanno giocando la vita. Seguendo una sorta d’ istinto naturale, tutti, giovani e vecchi, ricchi e poveri, si aspettano da costoro “qualcosa in più”. Nessuno sa che cosa passi nel cuore di chi incontra sul tram, in salumeria, in ospedale, in banca, al cimitero. Il cristiano, erede e forte di una esperienza due volte millenaria, senza timore di sbagliare, lo può facilmente intuire. Papa Leone, dopo averci fatto dono della sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, sulla ricchezza e i pericoli dell’intelligenza artificiale, incontrando i nostri vescovi ci ha lasciato un altro piccolo tesoro nelle parole che ha loro rivolto. Ha chiesto loro “il coraggio dell’essenziale”.


Liberi, quindi, da ogni sovrastruttura e da ogni paura. Liberi dagli idoli che avvelenano questo nostro mondo: la bramosia dell’avere, del potere, del piacere. Un coraggio umile, forte della sua debolezza, come quello dei santi già canonizzati che la Chiesa venera. San Paolo: «È quando sono debole che sono forte». Una fede coraggiosa che non teme l’avversario, perché avversari non ha e mai ne avrà. Siamo tutti dei poveri mendicanti, dal più ricco del pianeta a chi non ha dove posare il capo. Il coraggio di chi sa che la verità, anche se momentaneamente negletta e umiliata, ha già vinto la battaglia. Questo è il tempo della Chiesa, il tempo nostro. Un tempo straordinario, unico, irripetibile, magnifico come la nostra stessa umanità. Un tempo mai vissuto prima e del quale non potremo richiamare indietro un istante solo. E io, prete, vescovo, laico, consacrato, monaca, missionario, sono chiamato a rendere visibile il Mistero insondabile di un Dio che, per amore dell’uomo, si è fatto uomo. Che responsabilità. Che missione. Che vocazione.


Chi, nella sua vita, ha incontrato un santo, non lo dimentica più. Quella persona con le sue parole, i suoi gesti, i suoi consigli, la sua preghiera, lo ha segnato per sempre. Purtroppo, anche i cristiani poco evangelici, poco umani, poco solidali, poco caritatevoli, poco amanti della vita e della verità, hanno pesato sull’annuncio del Vangelo. Pastori e comunità accoglienti, ha chiesto il Papa. Cuori e luoghi dove nessuno si senta ospite indesiderato. Dove la logica corrente viene capovolta. Non al più ricco, al più potente e prepotente, al vanaglorioso è riservato il primo posto, ma ai piccoli, ai vecchi, agli ammalati, a quelli che l’ingranaggio della vita ha lasciato indietro. Non sempre è così, è vero. Per questo, Leone ha sentito il bisogno di ribadirlo ai nostri vescovi e a noi. La tentazione di chiuderci in gruppi dalle affinità elettive è forte ma deve essere a tutti i costi vinta. Che consolazione quando, ricoverati in ospedale in preda a un male che ci minaccia, arriva al nostro capezzale un medico che ci sorride, ci spiega quello che sta per fare, ci incoraggia e se ne va stringendoci forte la mano. Che gioia, quando, in preda ai sensi di colpa, troviamo il coraggio di inginocchiarci ai piedi di un sacerdote che, mentre balbettiamo, ci ricorda che Dio ci ama, che siamo preziosi ai suoi occhi, che il mondo ha bisogno di noi. E, alla fine, ci chiede di pregare per lui. Questa è la Chiesa che tutti, credenti e non credenti, vogliamo. E questa Chiesa la possiamo realizzare. Il Papa ci ha detto come. Sta a noi mettere in pratica i suoi preziosi consigli. Via ogni pessimismo: «Il Signore non ci chiede di misurare la fecondità della Chiesa con i criteri del numero, della visibilità, dell’Influenza». Che pace.
La tirannia dei numeri e dei successi è stata messa al bando. Leone, alla scuola di Gesù e di Agostino, lo sa bene: lo Spirito Santo agisce nel segreto dell’anima. Le battaglie più decisive di un credente, si combattono nel cuore della notte, quando il sonno non viene e tu, con una lucidità che ti spaventa, inizi a contemplare la tua vita, la vita della Chiesa e del mondo con gli occhi stessi di Dio.
E punti all’essenziale. E senti di volerla amare e servire, questa magnifica umanità. Certo, occorrono strutture e organismi: oratori, consigli pastorali, per gli affari economici e tante altre cose. Ricordando, però, che sono solo strumenti mai fini. Evangelizza davvero solo chi ha gustato e veduto quanto è buono il Signore. Lasciandosi a sua volta evangelizzare dai poveri. Metti, Signore, un angelo sul mio cammino. Un prete, un laico, un frate, un vescovo, un libro, una comunità che mi facciano intravedere il tuo vero volto. Perché, sentendomi amato, io possa veramente amare. Maurizio Patriciello.





