Consumi energetici da data center in aumento, ettari di terreno agricolo sottratti a contadini e popolazioni, milioni di litri d’acqua per raffreddare i server, e una domanda di fondo: quale umanità si cela dietro gli algoritmi? È con queste domande che la Pontificia Accademia di Teologia ha presentato oggi il suo nuovo Osservatorio sugli impatti ambientali, sociali e antropologici delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale.

L’iniziativa, nata sotto il pontificato di Papa Francesco e ora raccolta da Papa Leone XIV, si propone come “sentinella” capace non solo di denunciare i danni del digitale, ma anche di tessere ponti con le aziende virtuose e con le sapienze dei popoli indigeni. «Vogliamo far uscire l’amore dalla bolla romantica del sentimentalismo flaccido», ha spiegato monsignor Antonio Staglianò, presidente dell’Accademia, «per riscoprirlo come energia che crea e rigenera i corpi e l’umanità».

Secondo i dati forniti nel corso della conferenza, il settore ICT è già responsabile di circa il 4% delle emissioni globali di CO₂, con i data center che assorbono oltre l’1,5% dell’elettricità mondiale. «C’è una convinzione pubblica che il mondo digitale sia leggero, quasi senza peso fisico», ha spiegato Maria Sicari, direttore generale dell’Ispra e presidente del Consiglio di alti studi dell’Accademia, «invece i data center occupano suolo: in Italia, nell’ultimo rapporto, abbiamo censito 40 ettari di terreni agricoli e naturali trasformati». E il consumo d’acqua dolce per il raffreddamento raggiunge milioni di litri al giorno, con il rischio di aggravare lo stress idrico in zone già fragili.

A ciò si aggiunge il problema dei minerali critici e dei conflitti per il loro approvvigionamento, nonché l’obsolescenza accelerata dei dispositivi. «Dobbiamo applicare rigorosamente i principi dell’economia circolare», ha aggiunto Sicari. «riuso, riparazione, e una governance ambientale che imponga trasparenza e fonti rinnovabili».

Monsignor Staglianò, dal canto suo, ha messo in guardia da un approccio puramente etico: «Non basta dire “poniamo limiti all’intelligenza artificiale”. Senza una visione dell’uomo, anche il miglior codice etico verrà manipolato da chi detiene il potere economico». La proposta dell’Osservatorio è una rivoluzione del cuore umano ispirata al comandamento evangelico dell’amore attivo: «Non “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, ma “amatevi come io ho amato voi”», ha sottolineato il presidente dell’Accademia, «un’etica teologale che spinge al dono di sé, non a una conformità asettica».

Padre Marco Salvati, segretario dell’Accademia, ha ricordato il recente documento della Commissione Teologica Internazionale Quo vadis humanitas, che interroga le derive transumaniste e post-umaniste. «Il digitale potrebbe favorire un’idea di uomo che non è più uomo. Dobbiamo chiederci: questo sviluppo è al servizio di ogni essere umano o di altre ideologie?».

Non solo critiche. L’Osservatorio ha voluto portare una testimonianza concreta di innovazione responsabile. Maria Vittoria Trussoni di NTT Data (gruppo giapponese) ha presentato il progetto iOWN, basato sulla fotonica (luce) invece che sull’elettronica tradizionale, con un’efficienza energetica superiore fino a due ordini di grandezza. «Non si tratta di mitigare gli impatti a posteriori», ha spiegato, «ma di progettare sin dall’origine infrastrutture sostenibili, dal software all’hardware. La sostenibilità deve essere una proprietà intrinseca del digitale». L’iniziativa globale iOWN coinvolge oltre 170 player tra cui Sony, Intel, Microsoft e Nvidia.
Nell’aula Marconi, nella sede di Radio Vaticana, è arrivata anche la voce dei popoli indigeni: «Non siamo silenziosi, siamo silenziati», ha spiegato Daniela Alba, colombiana di origine indigena, responsabile ambiente per i gesuiti. «Devo chiedere permesso alla Madre Terra per parlare in questo spazio», ha esordito, «perché noi siamo niente senza di lei». Alba ha ricordato che le comunità indigene, pur rappresentando meno del 20% della popolazione globale, custodiscono oltre l’80% della biodiversità mondiale. «Noi abbiamo sapienze millenarie di accoglienza e protezione del territorio, siamo sopravvissuti a 500 anni di colonialismo. Ma spesso veniamo silenziati. Non è che non abbiamo voce: non ci ascoltano». Ha poi collegato lo sfruttamento della terra allo sfruttamento delle donne e dei bambini, e alla sua stessa esperienza di sopravvissuta a violenze e sfollamento. «L’ecologia integrale è il compito di tutti. Questo Osservatorio nasce per dialogare tra generazioni, comunioni, diversi cammini di vita».
L’Osservatorio non resterà astratto. È già stato annunciato che sabato 23 maggio una delegazione sarà ad Acerra, nella Terra dei fuochi, al seguito di Papa Leone XIV. Maria Sicari, che guida anche l’Ispra, ha ricordato che l’ente è incaricato dal governo di monitorare le bonifiche in quel territorio. «Non raccogliamo dati per archiviarli», ha detto, «ma per trasformarli in conoscenza e partecipazione pubblica. Vogliamo passare dalla conformità alla responsabilità».

Infine, rispondendo ai giornalisti, i relatori hanno assicurato che i lavori dell’Osservatorio affronteranno anche il tema delle grandi aziende che, sempre meno remunerative per gli alti costi che devono sostenere, si stanno riversando sugli investimenti che vengono dal mondo bellico. Inoltre è stato precisato che i lavori saranno resi disponibili anche in inglese e che, pur in autonomia, saranno messi a servizio del dicastero per la Cultura e l’Educazione e della nuova commissione interdicasteriale sull’IA voluta da Papa Leone. «Il cristianesimo», ha concluso monsignor Staglianò, «non vende una devozione intimistica. Cambiare il cuore umano è la vera rivoluzione politica e sociale».
L’appuntamento è al prossimo forum internazionale previsto per ottobre, dove l’Osservatorio presenterà una prima mappatura di aziende, tecnologie e buone pratiche per un digitale finalmente “a immagine e somiglianza” dell’umano.