La vicenda dei medici cubani impegnati negli ospedali calabresi merita uno sguardo umano. La loro presenza permette a molti cittadini di trovare un medico in corsia, spesso l’unico disponibile. Lo stop alle transazioni verso Cuba, imposto dall’embargo statunitense, sta però bloccando i pagamenti verso la loro patria. Una misura geopolitica finisce così per colpire professionisti che svolgono un servizio essenziale nella Sanità italiana. La legge deve servire la vita, non ostacolarla.

Giuseppe Di Biasi – Mozzate (Como)

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La vicenda merita attenzione, evitando però semplificazioni. Questi medici sono diventati preziosi per una sanità che soffre da anni una grave carenza di personale e permettono di tenere aperti reparti e pronto soccorso in Calabria. Le rispettive aziende sanitarie pagano regolarmente i loro stipendi.

In base agli accordi della missione, però, i medici devono versarne una parte alla CSMC, la società statale cubana che organizza e gestisce l’invio dei medici all’estero. Il conto italiano della CSMC è stato bloccato dopo le sanzioni americane contro la società, anche se non è ancora provato che il blocco ne sia una conseguenza diretta.

C’è poi una questione delicata: la quota dello stipendio che i medici devono versare alla CSMC (cioè, appunto, allo Stato) è consistente e ha sollevato dubbi sulla giusta remunerazione del loro lavoro. In questa vicenda non perdiamo di vista le persone: i calabresi hanno diritto alle cure e i medici a un compenso dignitoso. La politica trovi una soluzione che tuteli entrambi.