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Caro don Stefano, durante un intervallo pubblicitario in tv abbiamo assistito per l’ennesima volta alla derisione della religione cattolica con uno spot di una rete sportiva a pagamento. Non è giusto deridere un sacramento come la confessione per vendere un prodotto. Diciamo basta a chiare lettere a programmi che offendono la sensibilità cattolica.
Francesco
Il video della campagna Sky “La Cattedrale del calcio”. Fino a che punto può spingersi una pubblicità prima che il “divertissement” diventi irrispettoso?
Caro Francesco, più che una derisione della confessione, mi pare una sconcertante caricatura costruita su luoghi comuni: il prete paternalista e un po’ impiccione, il confessionale come luogo di segreti imbarazzanti, il peccato banalizzato e ridotto a piccola trasgressione, la formula religiosa per ottenere una risata. Ha ragione chi protesta, e noi, che nel sacramento viviamo un’esperienza di misericordia e riconciliazione, ci uniamo al coro. Ma possiamo leggervi anche un dato interessante: il cristianesimo continua a offrire simboli, parole e gesti immediatamente riconoscibili anche da chi non frequenta la chiesa. Giusto protestare contro chi li banalizza. Ma domandiamoci anche quanto da credenti sappiamo raccontarne il significato autentico. La sfida più grande è proprio questa: comunicare la bellezza della fede prima che siano altri a raccontarlo al posto nostro.








