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“Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse”. Non può sfuggirci in questi giorni leggere questa pagina del Vangelo di Giovanni in cui viene sottolineato in maniera chiara la commozione di Gesù davanti alla consapevolezza che una delle persone a cui lui aveva dedicato più tempo e affetto lo avrebbe tradito.
È sempre più doloroso, rispetto ad altre circostanze, ricevere un colpo basso da una persona che ami. Si è sempre un po’ disarmati davanti a quelli che tu consideri veri amici. Eppure può capitare nella vita di avere un dolore così. Dovrebbe consolarci sapere che Gesù conosce questa sofferenza, perché l’ha provata lui in prima persona. Ma Giuda non è l’unico che non sarà all’altezza del bene e dell’amicizia. Anche Pietro, prima si farà prendere dagli slanci dell’affetto e poi negherà di conoscere Gesù davanti alla domanda di una serva. “Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte»”.
Questo è il contesto relazionale dentro cui si consuma il destino ultimo di Gesù. Ma egli invece di rispondere con la vendetta e il rancore, accetta anche di essere ferito senza lasciarsi incattivire da tutto questo. Il vero miracolo è non lasciare che alcune ferite relazionali tirino fuori il peggio di noi. La sofferenza, specie quando ha a che fare con l’amore, è sempre una bomba atomica che può mietere molte vittime. Ma chi è disposto a soffrire e a perdonare rende questo potenziale di male innocuo. È la testimonianza di Gesù a cui non possiamo non guardare.
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