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“Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”.
Prudenti come serpenti e semplici come le colombe sono due indicazioni che Gesù dà ai suoi discepoli affinché non separino mai le due cose. Essere solo come i serpenti significa diventare così furbi da sfiorare la malizia. Ed essere semplici solo come le colombe significa essere talmente ingenui da sfiorare la stupidità. Le due cose devono stare sempre insieme in modo tale che la furbizia diventi prudenza, e la semplicità metta a morte ogni forma di ipocrisia. In maniera molto pratica dobbiamo sempre ragionare pensando che il male esiste e non bisogna vivere facendo finta che non ci sia.
La memoria dell’esistenza del male ci fa essere accorti in ciò che facciamo. Allo stesso tempo però questa memoria non deve trasformarci in maliziosi. Ecco allora che si fa spazio la semplicità: essa è scegliere sempre il bene senza ambiguità, senza se e senza ma. È la scelta di vivere le cose alla luce del sole, senza complicarle, senza troppi giri di ragionamenti, di parole e di scelte. L’arte di vivere così è la descrizione della testimonianza cristiana. La pagina del Vangelo di oggi ci invita a specchiarci in essa e a chiederci che percentuale di serpente c’è in noi e che percentuale di colomba. Che non accada mai che l’una prevarichi sull’altra.
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