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La pagina del Vangelo di Matteo di oggi ci rivela quale sarà la domanda finale sulla nostra vita, e questa domanda è riassumibile in unico grande tema: ti sei accorto degli altri?
Potrebbe sembrare una domanda scontata ma il Vangelo insiste su questo tema perché sa bene che gli altri sono evidenti nella nostra vita solo quando contano qualcosa, quando sono vincenti, quando possono darci qualcosa in contraccambio. Il povero, l’affamato, il malato, il carcerato fanno parte del grande gruppo degli invisibili, di quelli cioè che nessuno considera perché non contano nulla, perché sono percepiti come peso, perché non hanno nulla da dare in contraccambio.
Il vero amore però riguarda proprio persone cosi. E in realtà non c’è bisogno solo di pensare ad essi come una categoria sociale, perché molte volte questi invisibili sono persone molto vicino a noi, e magari sono coloro che hanno fame di amore, hanno sete di essere ascoltate, sono prigioniere di situazioni drammatiche, o oppresse da qualche dolore. Compiere un gesto di amore nei confronti di costoro è compiere un gesto di amore nei confronti di Cristo stesso perché Egli si identifica con ciascuno di questi invisibili.
Ma la particolarità di questa presenza sta in un dettaglio che riguarda tutti: l’impossibilità ad accorgercene immediatamente. “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”. È questo l’atto di fede che ci viene chiesto: amare anche quando non conviene e quando niente ci fa pensare a Dio.
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