Lc 11,47-54 - Giovedì della XXVIII Settimana del Tempo Ordinario - Anno dispari - (16 ottobre 2025)

“Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi”. Non di rado queste parole del Vangelo di oggi le sperimentiamo come tremendamente vere proprio nella nostra attualità. Infatti, sembra che abbiamo un tempismo perfetto a riconoscere le cose giuste, e i veri testimoni solo e soltanto quando è ormai troppo tardi. Ma che senso può avere celebrare delle persone solo e soltanto quando sono morte invece di prenderle sul serio quando la loro esperienza è viva e provocante per ciascuno di noi?

Il nostro vero impegno come cristiani non è semplicemente quello di ricordare l’esempio di chi non c’è più, ma nel riconoscere chi sono i testimoni di oggi, chi sono quei profeti che continuano a pungolare il mondo criticando tutto ciò che lo fa rinchiudere nell’egoismo, nel male, nel peccato, nello sfruttamento, nella distruzione di quel sogno di Dio che è l’umanità. Bisogna essere discepoli dei profeti quando sono ancora vivi perché diversamente siamo semplicemente degli spettatori che portano fiori sulle tombe.

È il presente il luogo dove noi dobbiamo fare la differenza, e dovrebbe essere molto consolante per ciascuno di noi ricordarci che quei santi che noi ammiriamo non sono solo personaggi del passato, ma sono anche in mezzo a noi, e vanno riconosciuti, stimati, sostenuti perché Dio non lascia mai da soli gli uomini, ma suscita sempre in mezzo ad essi dei suoi amici, mandati appositamente come coscienza, come aiuto, come via di uscita. 

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