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Nel giorno in cui facciamo memoria di San Francesco di Sales, la liturgia ci fa leggere la parabola del seminatore. La scelta è abbastanza significativa. San Francesco di Sales è stato uno straordinario pastore che ha passato la maggior parte della sua vita ad aiutare gli altri a coltivare la vita spirituale.
Avere una vita spirituale significa avere un terreno buono su cui poter far attecchire il seme della Parola di Dio. Senza la vita spirituale siamo condannati a sprecare il seme per colpa della nostra superficialità (il seme caduto sulla strada), siamo condannati a sprecare il seme per colpa dei nostri facili entusiasmi che con la stessa velocità di come si infiammano finiscono (seme caduto tra le pietre), siamo condannati a sprecare il seme per colpa delle centinaia di preoccupazioni e ansie che ci abitano e che soffocano tutto (il seme caduto tra le spine).
La vita spirituale è invece quel terreno buono dove ciò che Dio fa in noi porta frutto del trenta, del sessanta, del cento per uno. Chi dice di essere sempre uguale non sta dicendo una cosa buona di sé stesso perché significa che non è cresciuto grazie alle esperienze della vita e alle cose che il Signore gli ha donato. Ma non si cresce solo nel bene, si può crescere anche nel male, ecco perché si ha bisogno che qualcuno ci aiuti a discernere, a capire, a correggere. Mai come in questo tempo abbiamo bisogno di trovare uomini e donne di Dio capaci di accompagnare spiritualmente gli altri. Mai come in questo periodo abbiamo bisogno di persone come San Francesco di Sales.
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