«Dicono che non si deve parlare di cose personali, ma non resisto alla tentazione». E così il Papa ricorda che oggi ricorrono i 70 anni dalla sua prima comunione.  «Fare la prima comunione. Dobbiamo sapere che significa entrare in comunione con gli altri, in comunione con i fratelli della nostra Chiesa e con tutti quelli che appartengono a comunità diverse, ma credono in Gesù. Ringraziamo tutti per la nostra comunione». Unità e piena comunione è stato il tema che ha guidato la catechesi sulla Chiesa che il Papa sta proponendo ogni mercoledì.
«La Chiesa, nella sua storia,  è tentata dal maligno che cerca di dividerla e purtroppo è stata segnata da separazioni gravi e dolorose», dice il Papa, «ma occorre trovare delle soluzioni».
«Molti si sono rassegnati a questa divisione. E noi, come ci poniamo di fronte a tutto questo? Siamo anche noi rassegnati, se non addirittura indifferenti? Oppure crediamo fermamente che si possa e si debba camminare nella direzione della riconciliazione e della piena comunione? Le divisioni tra i cristiani, mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo: la Chiesa infatti è il corpo di cui Cristo è il capo».
L'unità era già minacciata quando Cristo era tra i suoi, ricorda papa Francesco: «Nel Vangelo, infatti, si ricorda che gli apostoli discutevano tra loro su chi fosse il più grande, il più importante. Il Signore, però, ha insistito tanto sull’unità nel nome del Padre, facendoci intendere che il nostro annuncio e la nostra testimonianza saranno tanto più credibili quanto più noi per primi saremo capaci di vivere in comunione e di volerci bene. È quello che i suoi apostoli, con la grazia dello Spirito Santo, poi compresero profondamente e si presero a cuore, tanto che san Paolo arriverà a implorare la comunità di Corinto con queste parole: Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire"».
E parlando delle divisioni di oggi, papa Francesco sottolinea che le ragioni che hanno portato alle fratture e alle separazioni possono essere le più diverse: «Dalle divergenze su principi dogmatici e morali e su concezioni teologiche e pastorali differenti, ai motivi politici e di convenienza, fino agli scontri dovuti ad antipatie e ambizioni personali... Quello che è certo è che, in un modo o nell’altro, dietro queste lacerazioni ci sono sempre la superbia e l’egoismo, che sono causa di ogni disaccordo e che ci rendono intolleranti, incapaci di ascoltare e di accettare chi ha una visione o una posizione diversa dalla nostra».
E per camminare verso l'unità dobbiamo pregare e «fermare lo sguardo su ciò che ci unisce e non su quello che ci divide. Tutti abbiamo qualcosa in comune, tutti crediamo che Gesù cristo è il Signore, tutti camminiamo insieme, siamo in cammino Aiutiamoci gli uni gli altri. In tutte le comunità ci sono bravi teologi, che loro cerchino la verità teologica, ma noi camminiamo insieme pregando gli uni per gli altri e facendo opere di carità . Questo è ecumenismo spirituale. Camminare il camino della vita tutti insieme nella nostra fede in Gesù Cristo il Signore» è la strada che indica il Papa. Ricordando che «quando la meta ci può sembrare distante e siamo presi dallo sconforto ci rincuori l’idea che Dio non può chiudere l’orecchio alla voce del proprio Figlio Gesù e non esaudire la sua e la nostra preghiera, affinché tutti i cristiani siano davvero una cosa sola».