Papa Francesco fa ripetere alla folla, per tre volte, la frase dell'Angelo: «Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?». Una frase da tenere sempre nel cuore e nella memoria e da ripetere «in silenzio mentre torniamo a casa, perché ci farà bene». L'udienza generale è incentrata sul tema della Risurrezione in questa settimana che «è la settiamna della gioia, di quella gioia vera e profonda perché abbiamo la certezza che Cristo risorto ormai non muore più».
Questa certezza abita nel cuore dei credenti fin da quel mattino di Pasqua, quando le donne andarono al sepolcro e l'Angelo rivolse loro quella domanda che anche il Papa continnua a ripetere per tutta la catcehesi: «Perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Lui è vivo, è tra noi, non cerchiamo tra i sepolcri che ci promettono tante cose, ma è un'allegria di un giorno, di una settimana, forse di un mese. Questa parola dell'Angelo è una pietra miliare nella storia, ma anche una pietra d'inciampo perché a volte da meno fastidio un Gesù morto che un Gesù vivo».
Abbiamo bisogno di ripeterci questa domanda perché «tante volte nel nostro cammino cerchiamo la vita tra le cose morte, tra le cose che oggi ci sono e domani non ci sono più, cose che passano. Abbiamo bisogno di ricordare queste parole quando ci chiudiamo in una qualsiasi forma di egoismo. Non è facile essere aperto a Gesù, non è scontato accettare la vita del Risorto e la sua presenza tra noi».
Il Papa ricorda le diverse reazioni che il Vangelo ci racconta: quella di Tommaso, che pone delle condizioni alla fede, quella di Maria Maddalena che piange perché lo vede, ma non lo riconosce. Lo riconoscerà solo quando la chiamerà per nome. I discepoli di Emmaus che giugono all'incontro con Gesù facendosi accompagnare da lui nel cammino. «Gesù ci accompagna, è vicino per correggere la rotta», sottolinea il Papa, «Lui sarà sempre vicino a noi per correggere anche la nostra rotta se noi abbiamo sbagliato».
Al termine dell'udienza un saluto particolare il Papa lo rivolge agli operai di Piombino che cercano solo lavoro. La dignità del lavoro. «Per favore», dic eil papa rivolgendosi ai responsabili e a quanti possono fare qualcosa contro la crisi, «aprite gli occhi e non rimanete con le mani incrociate». E poi incoraggia i lavoratori perché non perdano la speranza e ricordino che dove le speranze umane mancano non può mai venire meno la speranza divina che non delude mai.