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Apriamo le porte della Quaresima con un testo biblico di alta qualità teologica e spirituale, estratto dal Lezionario del matrimonio. Di scena è un oracolo incastonato in quella sezione del libro di Geremia denominata da molti biblisti come il “libro della consolazione” di questo profeta (cc. 30-31). Si tratta di un breve ma intenso oracolo divino proteso verso un orizzonte futuro di speranza e salvezza (31,31-34).
La Bibbia ha espresso più volte la relazione tra Dio e l’umanità con il simbolo dell’alleanza, che può esprimere la rete sottile, implicita o esplicita, dei rapporti tra due persone o due Stati. Inizialmente l’immagine ha attinto al mondo delle cancellerie diplomatiche o a quello dei patti militari o delle coalizioni politiche: Dio è il gran re che stabilisce un protocollo di diritti e doveri nei confronti del suo vassallo, l’uomo. Ma poi – e in particolare con il profeta Osea (VIII sec. a.C.) – l’alleanza si fa più personale e “umana” modellandosi sulle relazioni intense, psicologiche e spirituali tra due fidanzati o sposi nell’alleanza nuziale. Il brano di Geremia suggerisce un orizzonte ulteriore, quello della «nuova alleanza».
Il profeta ha ormai davanti a sé le ore fatali di Gerusalemme, diroccata e conquistata dalle truppe babilonesi di Nabucodonosor (586 a.C.). Il suo sguardo si fissa per un istante sul passato, sull’alleanza del Sinai, quasi militare e politica. Ora il profeta guarda al futuro e alla svolta delle relazioni tra Dio e Israele. Sta, infatti, per essere inaugurata «un’alleanza nuova», sigillata dalla tipica formula della mutua fedeltà e appartenenza tra i due alleati: «Io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo». Eppure la novità è rilevante ed è esplicitata in due dati fondamentali. Il primo è il più alto e sorprendente. Dio non scrive più le clausole dell’alleanza sulle tavole di pietra del Sinai ma sulle tavole di carne del cuore umano, cioè nella coscienza di ogni creatura fedele. Dio stesso entra nell’uomo irradiandolo con la sua grazia; sarà lui stesso a svelarsi al cuore dell’uomo e a sostenerlo perché non abbia a cadere nell’infedeltà. I
l secondo risultato è la conseguenza del primo. Se Dio stesso agisce nell’interno di ogni persona, non sarà necessaria la struttura esterna impositiva delle norme, delle punizioni, dei richiami perché ognuno aderirà a Dio e alla sua volontà dall’interno del cuore per amore. “Conoscere” nel linguaggio biblico è, infatti, l’adesione amorosa che coinvolge intelletto, volontà, passione, impegno operoso. La sera dell’Ultima Cena sul calice del vino Gesù evoca le parole di Geremia: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue» (Luca 22,20). Il sacramento cristiano è la celebrazione efficace di questa presenza divina all’interno dell’uomo. Anche il matrimonio cristiano partecipa di questa «nuova alleanza»: nell’amore dei due sposi brilla l’amore divino, nel loro cuore Dio scrive le sue parole di salvezza, di gioia e di pace.
Ed è per questo che la coppia cristiana deve rivelare spontaneamente al mondo il bagliore dell’amore divino in essa effuso.
La Bibbia ha espresso più volte la relazione tra Dio e l’umanità con il simbolo dell’alleanza, che può esprimere la rete sottile, implicita o esplicita, dei rapporti tra due persone o due Stati. Inizialmente l’immagine ha attinto al mondo delle cancellerie diplomatiche o a quello dei patti militari o delle coalizioni politiche: Dio è il gran re che stabilisce un protocollo di diritti e doveri nei confronti del suo vassallo, l’uomo. Ma poi – e in particolare con il profeta Osea (VIII sec. a.C.) – l’alleanza si fa più personale e “umana” modellandosi sulle relazioni intense, psicologiche e spirituali tra due fidanzati o sposi nell’alleanza nuziale. Il brano di Geremia suggerisce un orizzonte ulteriore, quello della «nuova alleanza».
Il profeta ha ormai davanti a sé le ore fatali di Gerusalemme, diroccata e conquistata dalle truppe babilonesi di Nabucodonosor (586 a.C.). Il suo sguardo si fissa per un istante sul passato, sull’alleanza del Sinai, quasi militare e politica. Ora il profeta guarda al futuro e alla svolta delle relazioni tra Dio e Israele. Sta, infatti, per essere inaugurata «un’alleanza nuova», sigillata dalla tipica formula della mutua fedeltà e appartenenza tra i due alleati: «Io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo». Eppure la novità è rilevante ed è esplicitata in due dati fondamentali. Il primo è il più alto e sorprendente. Dio non scrive più le clausole dell’alleanza sulle tavole di pietra del Sinai ma sulle tavole di carne del cuore umano, cioè nella coscienza di ogni creatura fedele. Dio stesso entra nell’uomo irradiandolo con la sua grazia; sarà lui stesso a svelarsi al cuore dell’uomo e a sostenerlo perché non abbia a cadere nell’infedeltà. I
l secondo risultato è la conseguenza del primo. Se Dio stesso agisce nell’interno di ogni persona, non sarà necessaria la struttura esterna impositiva delle norme, delle punizioni, dei richiami perché ognuno aderirà a Dio e alla sua volontà dall’interno del cuore per amore. “Conoscere” nel linguaggio biblico è, infatti, l’adesione amorosa che coinvolge intelletto, volontà, passione, impegno operoso. La sera dell’Ultima Cena sul calice del vino Gesù evoca le parole di Geremia: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue» (Luca 22,20). Il sacramento cristiano è la celebrazione efficace di questa presenza divina all’interno dell’uomo. Anche il matrimonio cristiano partecipa di questa «nuova alleanza»: nell’amore dei due sposi brilla l’amore divino, nel loro cuore Dio scrive le sue parole di salvezza, di gioia e di pace.
Ed è per questo che la coppia cristiana deve rivelare spontaneamente al mondo il bagliore dell’amore divino in essa effuso.




