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Nel nostro commento al Lezionario liturgico del matrimonio, approfondiamo l’ultimo testo delle cosiddette “Prime Letture”. Di solito sono tratte dall’Antico Testamento, ma se le nozze si celebrano nel periodo pasquale, viene proposto un brano dell’Apocalisse (19, 1,5-9).
Nella scena luminosa e gloriosa di questa pagina si erge la Sposa dell’Agnello, cioè la Chiesa che attende la gioiosa celebrazione dell’incontro con il suo Sposo, Cristo. Sul fondale si distende in file immense il coro costituito dagli angeli e da tutti i giusti, soprattutto i martiri. Essi intonano un possente hallelujah, una lode festosa al Signore del cosmo e della storia. Al coro succede un solista: egli è presso il trono di Dio, è quindi un messaggero, un angelo che comunica un desiderio divino, espresso con una citazione del Salmo 135: è un appello alla lode che coinvolge tutti i «servi» e «timorati» di Dio, cioè i fedeli di qualsiasi età, cultura e dignità («piccoli e grandi»).
All’invito del solista l’assemblea celeste prorompe in un cantico possente che fa tremare le volte di questa cattedrale cosmica. In questo inno che esalta il regno di Dio, fonte di armonia e di gioia, appare il tema nuovo e centrale delle nozze dell’Agnello. Il simbolo nuziale è stato una specie di guida nella Bibbia per rappresentare il dialogo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. Ora, però, si vogliono celebrare le nozze perfette e definitive tra il Cristo e la comunità dei giusti, in un abbraccio che non conoscerà più quei tradimenti spesso registrati dai profeti. La sposa, infatti, è «pronta», letteralmente «si è preparata da sé stessa» attraverso la sua fedeltà e il suo amore.
Ha ormai indossato «la veste di lino puro splendente», un simbolo, questo della veste, caro alla Bibbia per raffigurare la dignità di una persona: quando il profeta Osea vorrà dichiarare spezzato il legame d’amore con la moglie infedele, la spoglierà dell’abito nuziale (2, 5). Il nostro testo precisa il significato del simbolo: la veste sono le «opere giuste dei santi». È con questo abito splendido che si può partecipare al banchetto delle nozze. Il pensiero corre alla celebre parabola degli invitati alle nozze e dell’abito nuziale (Matteo 22, 1-14). Il brano dell’Apocalisse finisce con una beatitudine, la quarta del libro che ne conta sette, un numero perfetto (1,3; 14,13; 16,15; 19,9; 20,6; 22,7; 22,14): «Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello!».
Una simile si trova nel Vangelo di Luca: «Beato colui che prenderà parte al banchetto nel regno di Dio» (14,15). La gioia della festa nuziale è un’immagine per descrivere la meta verso cui tende la storia umana, per farci balenare il destino di gloria a cui siamo chiamati. Dobbiamo vivere con intensità la “beatitudine” nuziale, segno della “beatitudine” messianica. L’abbraccio d’amore degli sposi ci rimanda all’incontro tra la Sposa e l’Agnello, tra la Chiesa e Cristo. Nel suo Cantico Spirituale san Giovanni della Croce, grande mistico spagnolo del ’500, scriveva: «O notte più amabile dell’alba, o notte che unisti l’Amato con l’amata, l’amata nell’Amato trasformata...!».
Nella scena luminosa e gloriosa di questa pagina si erge la Sposa dell’Agnello, cioè la Chiesa che attende la gioiosa celebrazione dell’incontro con il suo Sposo, Cristo. Sul fondale si distende in file immense il coro costituito dagli angeli e da tutti i giusti, soprattutto i martiri. Essi intonano un possente hallelujah, una lode festosa al Signore del cosmo e della storia. Al coro succede un solista: egli è presso il trono di Dio, è quindi un messaggero, un angelo che comunica un desiderio divino, espresso con una citazione del Salmo 135: è un appello alla lode che coinvolge tutti i «servi» e «timorati» di Dio, cioè i fedeli di qualsiasi età, cultura e dignità («piccoli e grandi»).
All’invito del solista l’assemblea celeste prorompe in un cantico possente che fa tremare le volte di questa cattedrale cosmica. In questo inno che esalta il regno di Dio, fonte di armonia e di gioia, appare il tema nuovo e centrale delle nozze dell’Agnello. Il simbolo nuziale è stato una specie di guida nella Bibbia per rappresentare il dialogo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. Ora, però, si vogliono celebrare le nozze perfette e definitive tra il Cristo e la comunità dei giusti, in un abbraccio che non conoscerà più quei tradimenti spesso registrati dai profeti. La sposa, infatti, è «pronta», letteralmente «si è preparata da sé stessa» attraverso la sua fedeltà e il suo amore.
Ha ormai indossato «la veste di lino puro splendente», un simbolo, questo della veste, caro alla Bibbia per raffigurare la dignità di una persona: quando il profeta Osea vorrà dichiarare spezzato il legame d’amore con la moglie infedele, la spoglierà dell’abito nuziale (2, 5). Il nostro testo precisa il significato del simbolo: la veste sono le «opere giuste dei santi». È con questo abito splendido che si può partecipare al banchetto delle nozze. Il pensiero corre alla celebre parabola degli invitati alle nozze e dell’abito nuziale (Matteo 22, 1-14). Il brano dell’Apocalisse finisce con una beatitudine, la quarta del libro che ne conta sette, un numero perfetto (1,3; 14,13; 16,15; 19,9; 20,6; 22,7; 22,14): «Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello!».
Una simile si trova nel Vangelo di Luca: «Beato colui che prenderà parte al banchetto nel regno di Dio» (14,15). La gioia della festa nuziale è un’immagine per descrivere la meta verso cui tende la storia umana, per farci balenare il destino di gloria a cui siamo chiamati. Dobbiamo vivere con intensità la “beatitudine” nuziale, segno della “beatitudine” messianica. L’abbraccio d’amore degli sposi ci rimanda all’incontro tra la Sposa e l’Agnello, tra la Chiesa e Cristo. Nel suo Cantico Spirituale san Giovanni della Croce, grande mistico spagnolo del ’500, scriveva: «O notte più amabile dell’alba, o notte che unisti l’Amato con l’amata, l’amata nell’Amato trasformata...!».



