"Sotto il sommo sacerdote Abiatar, 
 Davide entrò nella casa di Dio e mangiò
i pani dell’offerta, 
 leciti come cibo solo ai sacerdoti." 
(Marco 2,26)

In questo passo del suo Vangelo Marco è preso in castagna per un errore biblico: questa è l’impressione che ha un attento conoscitore delle Scritture. Gesù è contestato a causa di una violazione del riposo sabbatico da parte dei suoi discepoli: essi, infatti, colgono spighe mentre attraversano un campo di grano, compiendo un atto illecito in giorno di sabato. Gesù prende le loro difese ricorrendo alla Bibbia e a un evento che vede come protagonista Davide partigiano, alla macchia con i suoi compagni, inseguito dalla polizia del re Saul (1Samuele 21,2-7).

Egli giunge nel santuario di Nob e il sacerdote che accoglie lui e i suoi amici e concede loro di rifocillarsi con i pani sacri, riservati ai soli sacerdoti, derogando a una norma sacrale, è Achimelek, discendente di Eli, il sacerdote che fu alla base della vocazione del profeta Samuele. L’episodio ben si adatta a dimostrare che, di fronte a una necessità reale e grave come la fame, è lecito creare un’eccezione e superare una prescrizione legale. Evidente è l’errore di Marco che, invece, mette in scena Abiatar (o Ebiatar). Costui, in realtà, era il figlio di Achimelek, un personaggio più celebre del padre perché, quando Davide raggiungerà il potere, lo aggregherà al suo consiglio dei ministri, in rappresentanza della classe sacerdotale assieme a Sadok (2Samuele 20,25).

A complicare le cose, in 2Samuele 8,17 si afferma che il padre di Achimelek si chiamava Ebiatar (o Abiatar). Tuttavia potrebbe anche darsi che il passo citato faccia confusione ritenendo Abiatar padre anziché figlio di Achimelek. Tutto questo a chi interessa, se non agli studiosi? In verità anche questa è una via per mostrare la qualità ultima dei Vangeli e di tutta la Bibbia. La loro materia storica è indiscutibile ed è preziosa per ogni analisi storiografica. Ma la finalità per cui essa è riferita e trattata è diversa: nei dati storici si cerca di sceverare il senso trascendente, cioè individuare l’azione di Dio nella trama complessa e tormentata delle vicende umane.

Si comprendono, quindi, le semplificazioni e persino gli errori o le libere ricostruzioni degli autori sacri che hanno come programma di descrivere la storia della salvezza e non una storia fenomenica. Infine non si deve dimenticare che gli evangelisti spesso raccolgono tradizioni orali precedenti di diversa qualità e, quindi, possono rivelare differenze tra di loro. Si mostra, così, come i Vangeli siano simili a un fiume dai molteplici affluenti, la cui acqua è sostanzialmente limpida, pur recando con sé i segni della storia e quindi dell’Incarnazione.