Siamo alle soglie del Natale e vediamo idealmente avanzare verso di noi la madre di Gesù in evidente stato di gravidanza: in molte miniature degli antichi Libri d’Ore la si rappresentava con il ventre ingrossato e nella Chiesa ortodossa etiopica si ha un genere di inni detti malkee (“effigie”) che esaltano gli organi del corpo di Maria – se ne contano ben 52 – e benedetto è soprattutto il suo grembo che reca in sé il Signore Gesù.

Lasciamo, quindi, un piccolo spazio a questo evento così importante nella vita della famiglia, la gravidanza, ricordando il caso di Agar e Sara che già abbiamo incontrato e presentando ora Maria incinta di Gesù. Tutte le grandi culture e le più modeste hanno sempre celebrato con rispetto e amore la gestazione. Si legga, ad esempio, la stupenda strofa del Salmo 139 che canta la misteriosa azione di Dio che sta «tessendo» e «impastando» la creatura umana all’interno del grembo della madre, realizzando così un vero capolavoro: «Sei tu che hai creato i miei reni, mi hai tessuto nel grembo di mia madre.

Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda... Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Ancora embrione mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno» (vv. 13-16). Le immagini sono quelle del tessitore e del vasaio: talora nell’arte egizia si raffigura nel grembo della donna incinta un tornio, simbolo del dio Khnum, il creatore.

Giobbe, in un’altra strofa di grande suggestione, immagina che Dio sia – oltre che tessitore e vasaio – nel grembo della madre come un pastore che sta impastando una forma di cacio: «Le tue mani mi hanno plasmato e mi hanno fatto integro in ogni parte... Come argilla mi hai plasmato... Non mi hai colato come latte e fatto cagliare come formaggio? Di pelle e di carne mi hai rivestito, di ossa e di nervi mi hai intessuto» (10,8-11).

Secondo la curiosa scienza medica del tempo si riteneva che l’embrione fosse la semplice coagulazione del seme maschile, favorita dal mestruo della donna: tra l’altro, l’ovulo femminile verrà identificato solo nel 1827 da K.E. von Baer. Il libro biblico della Sapienza, infatti, mette in bocca a Salomone queste parole: «La mia carne fu modellata nel grembo di mia madre, nello spazio di dieci mesi \[lunari\] ho preso consistenza nel sangue, dal seme d’un uomo e dal piacere compagno del sonno» (7,1-2).

Naturalmente in Maria questo evento acquista un carattere assolutamente unico, espresso dalle parole dell’angelo Gabriele: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo» (Luca 1,32).