C’è un motto latino antico segnato da un gioco di parole: Non multa sed multum, la vera conoscenza non si basa sulla quantità dispersiva (multa) ma sulla qualità dell’approfondimento (multum). Questa sorta di proverbio ben si adatta a una caratteristica dei dialoghi di Gesù con le persone: egli, infatti, dice molto e spesso cose forti in poche parole, tant’è vero che gli esegeti riconoscono che i suoi “detti” (in greco lóghia) conservati nei Vangeli hanno l’alta probabilità di essere usciti dalle sue stesse labbra di uomo storico di quegli anni. Noi ora esemplifichiamo questa qualità ricorrendo a una trilogia di frasi dall’impatto immediato. Esse hanno anche il merito di esprimere in modo incisivo una scelta costante di Gesù, la sua radicalità che non ama le esitazioni e i compromessi.

È noto che per dieci capitoli centrali, dal 9 al 19, l’evangelista Luca descrive la lunga marcia di Gesù dalla settentrionale Galilea verso la Giudea e Gerusalemme, la città meta ultima della sua vicenda umana e divina, con la morte e l’ascensione. Agli inizi di questo viaggio Luca raccoglie in una triade altrettanti episodi (9,57-62) nei quali brilla la nettezza del taglio col passato che Cristo esige dal suo discepolo, proiettandolo verso un orizzonte nuovo e sorprendente. Il tutto è affidato a un dialogo essenziale, basato quasi sempre su due sole frasi che vedono protagonisti Gesù e il suo interlocutore.

Il primo incontro ha per attore «un tale» non meglio specificato, appartenente all’entusiasmo degli adepti, simili al seme «che cade sui sassi e, appena germogliato, secca per mancanza di umidità» (Luca 8,6). Egli esclama: «Ti seguirò dovunque tu vada!». Ed ecco la doccia fredda del Cristo: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Gesù va oltre e in un villaggio sente le tipiche lamentazioni che accompagnavano le onoranze funebri.

Avviene, così, il secondo incontro con un uomo che è subito interpellato da Cristo col tipico imperativo del discepolato: «Seguimi!». Costui è forse anche disponibile ma frappone la sua difficoltà presente, coinvolto com’è nei lunghi riti funerari: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». La replica di Gesù è paradossale, ma esprime bene la radicalità della scelta per il regno di Dio a cui sopra accennavamo: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Ed eccoci al terzo incontro, parallelo al precedente. Protagonista è anche in questo caso una figura anonima («un altro») che svela lo stesso zelo del primo della triade, ma accampa una riserva come il secondo: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che mi congedi da quelli di casa mia». Gesù nella sua replica allude alla vocazione del profeta Eliseo da parte di Elia mentre stava arando con dodici paia di buoi: a lui era stato concesso di baciare padre e madre e di celebrare un banchetto prima di seguire il maestro (1Re 19,19-21). La decisione di Cristo è, invece, anche questa volta assoluta e chiude il dialogo: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».