Uno storpio è sulla soglia. Non può entrare nel Tempio a causa della sua condizione in quanto è ritenuto impuro. Il “sacro” e le sue regole possono essere assai crudeli, come già si leggeva nei Vangeli. In ogni caso, visto che lo portavano ogni giorno per chiedere l’elemosina, anche se avesse potuto entrare non ci sarebbe riuscito da solo. Guarito da Pietro e Giovanni, eccolo entrare «camminando, saltando e lodando Dio» (Atti 3,8). Dallo stupore della gente prende avvio l’annuncio evangelico da parte degli apostoli: il nome di Gesù guarisce, rialza, fa rinascere. Naturalmente la cosa appare inopportuna ai capi, che cercano di arginare l’entusiasmo. Arrivano fino all’arresto e alla minaccia di punizioni. Tuttavia, il segno vivente dell’opera salvifica di Gesù è lì in piedi, davanti a loro, e non può essere negato. Come con Lazzaro, qui c’è un uomo rigenerato. Per eliminare ciò che è successo bisognerebbe togliere di mezzo i testimoni: Pietro, Giovanni, lo storpio guarito, la gente che ha visto e attesta la verità dell’accaduto…ma è impossibile. La misericordia sa essere più destabilizzante di una rivoluzione. Se i poveri rialzano la testa, se si apre per loro una possibilità di riscatto e non hanno più paura, dove andremo a finire? La lettera ci ricorda che molti poteri forti sono coalizzati per riconquistarci e asservirci. Questa rivelazione dell’apostolo ai Colossesi ci deve ricordare di non abbassare la guardia. La misericordia che ci è stata usata, il dono ricevuto, può sempre andare sprecato e perduto per incuria o per presunzione che sia ormai un possesso. Oppure anche per paura dei potenti che, minacciati nel loro potere, reagiscono con violenza. Ed ecco, allora, l’incontro con il Risorto, che fa ripartire la sequela interrotta. Rinchiusi nel cenacolo, serrate le porte per paura che anche a loro capiti quello che è stato inflitto a Gesù, i discepoli ricevono, per iniziativa del loro Maestro e senza alcun merito, il dono e il perdono che li riscatta dai loro tradimenti e li libera dalla paura. La prima parola del Risorto è infatti più di un saluto, è il regalo della pace, cioè della salvezza messianica. Colui che hanno abbandonato e che credevano ormai perduto – secondo le memorie condivise dagli altri evangelisti, non hanno accolto l’annuncio di Maria di Magdala – li cerca e li rialza, affinché comincino il loro cammino di testimoni e di strumenti della salvezza per altri. Uno di loro, però, era assente. Lo cercano e lo informano di aver visto Gesù. Lui dice che non crederà se non vedrà e se non toccherà con mano. La sua richiesta è sbagliata perché pretende troppo, ma non lo è del tutto in quanto indica la condizione della sequela e della missione. Per poter essere discepoli e apostoli (cioè missionari), infatti, occorre aver fatto l’esperienza del Risorto. Per questo abbiamo il “libro”, il Vangelo. Ascoltarlo è una delle condizioni per poter fare esperienza della presenza viva di Gesù in mezzo a noi. Così il dono del Risorto, a noi indegni di riceverlo, si fa irreversibile. Nulla potrà togliercelo.
8 aprile 2026 • 22:00



