I gesti e le parole degli apostoli, che testimoniano il Vangelo di Gesù, non possono stare dentro gli angusti schemi dei capi, tutori dell’ortodossia – in realtà dell’ordine e della tranquillità – del tempio di Gerusalemme. Essi, infatti, nonostante l’evidenza del bene che è stato fatto (uno storpio è stato guarito) non sanno a chi debba essere accreditato il potere di questa rinascita, a quale nome si debba questo evento che inquieta la placida continuità del già visto e già da sempre noto. L’apostolo Pietro rimanda a Gesù, il Messia, che però è di Nazaret e per di più è stato crocifisso. Nonostante sia stato ucciso, è vivo e dà vita. Pur scartato, è Colui che salva, anche coloro che ne hanno voluto la morte. Certo, un paradosso del genere fa inciampare le teologie troppo lineari e scontate. Tuttavia, queste sono le sorprese di Dio.

Lo Spirito santo conosce i segreti di Dio, scrive san Paolo nel versetto che precede il testo che la liturgia ci fa leggere. E a noi è stato dato questo Spirito. È una realtà che non appartiene al mondo, eppure è inviato qui, ora, in questo nostro vivere, per illuminare chiunque voglia prestare ascolto. Non potrebbe essere trovato con le nostre forze, è un dono dall’alto, e viene da fuori.

Tuttavia, lo Spirito parla la nostra lingua, si fa capire, illumina una nuova e diversa prospettiva. È così che crea una sapienza differente, porta un pensiero sempre un po’ nuovo, offre risorse ed energie sconosciute. Bisogna perciò accettare lo sconquasso di ciò che è “normale”, rispetto a cui questa realtà può facilmente apparire strana, perfino folle. Con Gesù e lo Spirito Santo è entrato nella storia umana lo sguardo divino. Possiamo “possedere” il pensiero segreto – mai ancora pienamente rivelato – di Dio. Dovremo però guardarci, pena ricadere nello schema di chi vuole farne elemento di potere, dal disporre di tale dono per i nostri interessi. Il dono di Dio esige, al contrario, che si convertano i nostri interessi e diventino cura per il bene del mondo, così come accade per Dio stesso.

La buona notizia è la sollecitudine di Gesù che, pur dovendo affrontare la morte e la separazione, non smette di preoccuparsi per noi. La dura prova che ha di fronte non lo schiaccia su sé stesso. Promette un dono, lo Spirito Santo, che ci insegnerà e ci ricorderà la parola di Gesù. Ci renderà, insomma, presente il Maestro. Con la precisazione inaudita che insegnerà ogni cosa, ci ricorderà tutto quello che Gesù ha detto. Ogni volta allargherà i nostri orizzonti, avvierà processi di ricerca, spingerà su territori inesplorati… Ma avrà un marchio distintivo rispetto alla nostra esperienza di prima: ci offrirà prima di tutto e soprattutto la pace, che è insieme luce e vita abbondante. Ha il nome di quello che anche il mondo chiama pace, eppure non è la stessa realtà. La pace di Gesù toglie turbamenti e paure, che rinascono sempre dal timore di perdere qualcosa. Non perderemo mai più neppure Gesù, che pure è salito al Padre. Anzi, il suo andare dal Padre porterà in dote anche a noi la comunione più indistruttibile che si possa conoscere: Dio che comincia ad essere tutto in tutti.