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* di Paolo Cortellessa
Incaricato del servizio studi e ricerche Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica - CEI
Oggi la Chiesa si trova davanti a una scelta molto concreta: usare il digitale solo per comunicare qualcosa, oppure esserci davvero, come si fa nella vita di tutti i giorni. Shine to Share (risplendi per condividere) nasce da qui. Non come un progetto tecnico o una campagna social, ma come un modo semplice e responsabile di stare nei luoghi digitali, che ormai fanno parte a pieno titolo della nostra quotidianità.
I social non sono un mondo a parte. Sono un pezzo di realtà. È lì che le persone e soprattutto i giovani parlano, si raccontano, fanno domande, esprimono fatiche e speranze. Shine to Share parte dalla consapevolezza che anche lì può nascere qualcosa di buono, se si è presenti con attenzione e rispetto. Non per fare rumore o cercare visibilità, ma per creare occasioni di incontro e di ascolto. Senza idealizzare i social, ma nemmeno rifiutarli.
Il cuore del progetto sono i giovani della Shine Crew. Ragazze e ragazzi che arrivano da esperienze concrete della Chiesa: parrocchie, oratori, associazioni, cammini ecclesiali. Non sono esterni o lontani, ma persone che la Chiesa la vivono davvero. Proprio per questo possono raccontarla in modo credibile anche online, usando un linguaggio semplice e vicino alla vita reale.
Questi giovani non sono stati chiamati a diventare influencer. Sono stati formati per diventare content creator, cioè persone capaci di raccontare bene i contenuti e le storie, senza mettersi al centro. Hanno seguito un percorso di formazione con l’Università Cattolica di Milano e un tutoraggio dello IUSVE (Istituto Universitario Salesiano Venezia), che li ha aiutati a usare i social con maggiore consapevolezza, responsabilità e senso critico. L’obiettivo non è farsi notare, ma raccontare bene il bene che esiste.
In particolare, ai ragazzi è stato chiesto di raccontare quanto sia importante sostenere la Chiesa. Non solo dal punto di vista economico, ma anche attraverso il tempo, l’impegno e la presenza personale. Nei loro contenuti stanno raccontando progetti concreti, come quelli di Caritas, mostrando cosa significa davvero prendersi cura delle persone e come il contributo di molti renda possibili interventi reali di aiuto e accoglienza. Racconti semplici, fatti di volti, storie e situazioni vere.
Questo modo di raccontare influisce anche sullo stile della comunicazione.
Shine to Share non chiede di costruire un’immagine perfetta o un brand personale. Anzi, invita a restare autentici. I profili social non sono vetrine, ma spazi di incontro, dove è possibile raccontare la realtà per quello che è, senza filtri e senza forzature. Anche con le sue domande e i suoi limiti.
Per la Chiesa, Shine to Share ha un valore importante perché non si limita ad aggiungere un canale di comunicazione, ma sperimenta un modo diverso di essere presenti. I social non vengono usati come un pulpito da cui parlare dall’alto, ma come uno spazio di relazione. Qui non si racconta solo la fede in modo astratto, ma anche ciò che la Chiesa fa ogni giorno: progetti, servizi, persone che si prendono cura degli altri. Una testimonianza concreta, fatta di storie e gesti quotidiani, che aiuta a capire il valore reale dell’impegno della Chiesa nella vita delle comunità.
Il progetto è anche molto concreto nel riconoscere i limiti del digitale. I numeri, i like, le visualizzazioni non dicono tutto. Possono essere utili, ma non misurano il valore di una relazione o l’impatto reale di un messaggio. Per questo Shine to Share non valuta il successo solo in base alle metriche, ma sulla capacità di generare attenzione, fiducia e legami.
Come ha ricordato il direttore del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa della CEI Massimo Monzio Compagnoni: «Shine to Share ci ricorda che la Chiesa non è chiamata a inseguire i linguaggi del digitale, ma a portare nel digitale ciò che le è più proprio: l’attenzione alle persone, l’ascolto, la capacità di creare buone relazioni».
In un contesto spesso segnato da toni duri e contrapposizioni, Shine to Share sceglie uno stile diverso: parole misurate, attenzione all’altro, rifiuto della polemica. A volte comunicare bene significa anche saper rallentare e ascoltare. Shine to Share è questo: una presenza semplice e coerente nel digitale, che prova a raccontare il bene concreto della Chiesa e a mostrare che ciascuno, con il proprio tempo o con il proprio sostegno, può contribuire a renderlo possibile.




