Cari amici lettori,
in questo numero, che esce con la data di copertina dell’8 marzo, abbiamo voluto dedicare buona parte dei servizi a delle storie “al femminile”. Se il panorama “feriale” della Chiesa è fortemente caratterizzato dalla presenza di donne, non sempre esse vi trovano un adeguato riflesso e una “voce” propria.
A pensarci bene, stupisce che non esista, in effetti, un corrispettivo ecclesiale della “festa della donna”. C’è da augurarsi che, oltre al dono di qualche mimosa, cresca una effettiva valorizzazione della “metà femminile” della Chiesa.
Nella settimana appena trascorsa sono stati annunciati alcuni importanti viaggi internazionali di papa Leone XIV, oltre ad alcune visite in Italia (vedi a pag. 17). Sono i primi viaggi apostolici dopo quello in Turchia e Libano dello scorso novembre e rivelano qualcosa della visione del Pontefice americano.
Dopo la visita lampo al Principato di Monaco (28 marzo), Prevost affronterà un viaggio di ben 11 giorni in Africa, partendo dall’Algeria, per proseguire in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.
Da una parte una presenza cristiana di minoranza (Algeria), dall’altra una Chiesa vitale e in crescita. Ma anche “periferie” del mondo, i cui drammi Leone conosce bene dai tempi in cui è stato priore degli Agostiniani, e a cui intende portare parole di speranza:
- il dialogo a volte difficile con le altre fedi, in particolare l’islam
- le violenze contro i cristiani
- il dramma dei migranti
- la crisi ecologica, il cui impatto colpisce soprattutto i poveri
- lo sfruttamento di interi popoli in nome del profitto
L’Algeria, oltre che patria di sant’Agostino, è stata la terra dei monaci uccisi a Tibhirine nel 1996; a uno di essi, Christian de Chergé, Leone si è ispirato per il motto della «pace disarmata e disarmante».
Al dramma dei migranti si lega anche la visita a Lampedusa il 4 luglio, che coincide con il giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti: evidente il collegamento con il viaggio di papa Francesco sull’isola nel luglio del 2013.
Lo scorso 23 ottobre, Leone aveva dichiarato con forza:
«Si stanno adottando misure sempre più disumane – persino politicamente celebrate – per trattare questi “indesiderabili” come se fossero spazzatura e non esseri umani. Il cristianesimo, invece, si riferisce al Dio amore, che ci rende fratelli tutti e ci chiede di vivere da fratelli e sorelle».
Un viaggio in piena sintonia con l’agenda di papa Francesco, tanto più rimarchevole per un Papa che fa dell’annuncio di Cristo la sua priorità, ma che ha alle spalle un’esperienza missionaria che lo rende sensibile ai poveri, ai loro drammi e alle loro speranze.
C’è poi il viaggio in Spagna (6-12 giugno), terra di ormai avanzata secolarizzazione, dove benedirà tra l’altro, nel suo centenario, la basilica della Sagrada Familia a Barcellona, capolavoro dell’«architetto di Dio» Antoni Gaudí.
Ma visiterà anche le Isole Canarie, rotta da cui passano altri drammatici “viaggi della disperazione” dei migranti, che troppo spesso trovano solo la morte in mare.
Infine, ci sono i viaggi “italiani”, dove ad alcuni di carattere più pastorale — santuario di Pompei, Pavia, Assisi, Rimini (Pavia è legata alla memoria di sant’Agostino) — si affianca un luogo simbolo dei mali di oggi come Acerra, nella famigerata “Terra dei fuochi”, dove il tema ecologico ancora una volta si salda a quello della dignità umana.
Insomma, un itinerario in cui il Papa intende portare, in un abbraccio aperto alle realtà più diverse, parole di speranza e di riconciliazione, ma anche spronare i cristiani all’impegno per la giustizia e alla responsabilità.



