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Marco Magnifico, presidente del FAI, partecipa alla presentazione di “I luoghi del cuore” organizzato dal Fondo per l’Ambiente Italiano e da Intesa Sanpaolo a Palazzo Belgioioso a Milano, 12 maggio 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI (npk)
Per il tredicesimo anno riparte una nuova edizione del censimento de “I Luoghi del Cuore”, il programma del FAI che rende protagonisti i cittadini nella scelta di quali beni salvaguardare nel nostro vastissimo patrimonio di storia, arte e natura. Tutto questo è possibile grazie alla preziosa collaborazione di Intesa Sanpaolo, che proprio oggi ha ospitato, presso una delle sue sedi, la presentazione dell’edizione 2026.
Dal 2003 sono stati raccolti oltre 13,5 milioni di voti, con numeri in aumento anno dopo anno grazie ad un sempre maggior coinvolgimento delle comunità locali, che nel 2024 hanno portato ad oltre 41.000 segnalazioni. Ovviamente il Fondo per l’Ambiente Italiano ed Intesa Sanpaolo non possono prendersi cura di tutti questi beni, e perciò l’unico modo per decretare a chi verranno stanziati i fondi si utilizza il metodo più democratico possibile: il voto. Sarà possibile dare la propria preferenza ad il vostro luogo (anche più di uno, infatti non esiste un limite di voti e beni da poter selezionare) del cuore fino da oggi fino al 15 dicembre, accedendo al loro sito.


Nel 2026, la visione del FAI e di Intesa Sanpaolo si traduce in un sostegno concreto da 600.000 euro. La sfida per i territori è duplice: puntare al podio nazionale – con premi fino a 70.000 euro –o mobilitare la comunità per superare i 3.000 voti, soglia necessaria per accedere al bando che assegna contributi fino a 50.000 euro. È una missione che parla soprattutto alle nostre chiese: delle 180 storie di rinascita scritte finora dai "Luoghi del Cuore", ben 73 riguardano edifici di culto. Salvare questi luoghi significa proteggere l'anima del "Paese dei campanili" e sottrarre alla polvere dell'abbandono i simboli della nostra identità.
Il contributo economico fornito rappresenta solamente la scintilla. Come infatti è stato sottolineato durante la conferenza odierna, il voto non è un fine, ma un mezzo incredibilmente potente. Quando un luogo riceve centinaia, se non migliaia, di segnalazioni è come se si accendesse un faro su di esso, obbligando anche le istituzioni locali – Regioni, Comuni, Province – a intervenire attivamente aggiungendo fondi extra. Quando i cittadini si muovono all’unisono, le risorse pubbliche arrivano.
I risultati di questo attivismo sono concreti, specialmente quando parliamo di edifici sacri, che rappresentano un patrimonio d’altissimo valore storico e culturale per il nostro stivale. Se ancora non vi foste convinti a votare, vi portiamo degli esempi di riqualificazione che senza i voti raccolti durante il censimento non sarebbero mai avvenuti:
- San Pietro dei Samari (Gallipoli): Una chiesetta dell'XI secolo che stava crollando. Grazie a 50.000 voti, il FAI ha stanziato 50.000 euro. Questo gesto ha spinto il Comune di Gallipoli e la Provincia di Lecce a investire altri 370.000 euro. Risultato? Un restauro completo da oltre 400.000 euro partito da una piccola "scossa" popolare.
- Oratorio del Sasso (Orasso, VB): Un luogo isolato e meraviglioso. Qui, un cofinanziamento FAI di 30.000 euro ha convinto una fondazione locale a metterne altri 170.000, salvando un pezzo di storia delle aree interne.
- Sant’Angelo a Magno (Ascoli Piceno): Forse il caso più eclatante. La chiesa era stata esclusa dai finanziamenti post-sisma. La mobilitazione dei "Luoghi del Cuore" ha sbloccato l'impasse burocratica, portando a un finanziamento statale di ben 13 milioni di euro.


Oltre a salvare i beni culturali, ad essere salvate sono anche le persone che ne beneficiano. In questo senso l’esempio dell’esperienza campana diventa una lezione da imparare per tutta l’Italia. A Napoli, la gestione del patrimonio ecclesiastico ha smesso di essere un "costo" per diventare un motore di occupazione. Ne abbiamo parlato con don Antonio Loffredo, l'uomo che ha guidato la rinascita del Rione Sanità.


Don Antonio, come può un semplice voto a questo censimento FAI trasformarsi in un’opportunità reale di lavoro e di futuro per i giovani, specialmente per quelli che pensano di dover lasciare il proprio territorio per realizzarsi?
«Questo progetto dei "Luoghi del Cuore" a Napoli si sta distinguendo proprio per la capacità di legare i beni culturali al lavoro dei ragazzi, contrastando una disoccupazione che è un male atavico. È la ricetta che abbiamo sperimentato alla Sanità. Con il vescovo Don Mimmo Battaglia abbiamo parlato anche con il Papa, che ci ha incoraggiati a continuare così. Abbiamo sfidato la logica della "finanziarizzazione" di ogni cosa: al posto del biglietto, abbiamo chiesto alle persone responsabilità. Togliendo il biglietto fisso, il visitatore non è più un consumatore, ma diventa un sostenitore. E la cosa funziona: nel primo anno, solo con la logica del dono, siamo riusciti a garantire lo stipendio a 20 ragazzi. L’obiettivo è arrivare a 60 entro l’anno. Con l’aiuto di Dio e la partecipazione della gente, ci riusciremo».
Qual è stata la "scintilla" che ha trasformato una chiesa abbandonata – che spesso viene percepita quasi come un peso – in un motore di rinascita?
«Tutto è nato dal bisogno, più di vent'anni fa. Il Rione Sanità era un luogo "chiuso"; mio nonno, quando ero bambino, diceva sempre: «Lì non si va». C’era una contraddizione inaccettabile tra una storia così profonda e il degrado presente. La speranza si era spenta. Come prete, ho avuto il privilegio di riaccenderla nel cuore dei giovani. Dicevo loro: «L’impossibile succede». Se Cristo è risorto vincendo la morte, tutto il resto è una bazzecola (per non usare termini più forti!). Con questo spirito di sfida, i ragazzi hanno capito di avere tra le mani un tesoro. Li ho portati in giro per il mondo a vedere come gli altri valorizzavano il loro patrimonio e sono tornati dicendo: «Ma noi abbiamo molto di più!». Siamo partiti dalle catacombe e lì è iniziata la rinascita. Il quartiere ha capito che quelle radici erano il senso del loro esistere. Sono diventati proprietari del loro passato e, di conseguenza, proprietari di un futuro da costruire».









