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Le dolomiti diventando meta di moltissimi turisti ed escursionisti in estate
Dopo tutto il calore che sta soffocando da giugno il nostro stivale, c’è chi per le vacanze ha scelto la montagna, magari per la prima volta. Oltre a godersi il fresco e panorami mozzafiato delle Alpi, una delle attività più praticate rimane la classica escursione. Ma ognuna di queste può rivelarsi pericolosa, se non sui è preparati a dovere. Proprio per questo, in vista dell’esodo verso le montagne da parte dei vacanzieri, il Club Alpino Italiano e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico mettono in guardia sulle precauzioni da prendere, ribadendo un concetto chiave, che chiunque deve tenere a mente: la sicurezza in montagna inizia prima della partenza. Bisogna infatti sempre considerare tutte le possibili variabili quando si pianifica un itinerario: condizioni meteo e ambientali, difficoltà del percorso, la preparazione atletica propria o dei membri del gruppo, lasciando sempre un margine di tempo e di energie per gestire un imprevisto.
Ad alzare la soglia dell’attenzione, due casi di cronaca recente. Il primo, successo sulle Tre Cime di Lavaredo, un alpinista è rimasto bloccato sulla Cima ovest nella discesa: estenuato, ha contattato i soccorsi ed è stato recuperato dall’elisoccorso. Il secondo caso invece si è consumato sul Gran Sasso, dove cinque escursionisti sono stati colti alla sprovvista da un violento temporale a 2.600 metri. Dopo aver chiamato il 112 però, il gruppo si è spostato in una zona senza copertura telefonica. Raggiunti a piedi dai tecnici del Soccorso Alpino, hanno poi rifiutato di essere accompagnati a valle.
Episodi diversi, ma con un denominatore comune: la sicurezza in montagna si costruisce prima, non durante. Per questo CAI e Soccorso Alpino ricordano che, in caso di difficoltà reale o potenzialmente pericolosa, la cosa da fare è chiamare senza esitazioni il 112, fornendo una richiesta di aiuto tempestiva, chiara e dettagliata. Una volta allertati i soccorsi, è fondamentale restare reperibili, non spostarsi se non su indicazione degli operatori e comunicare con precisione la propria posizione. Utile anche l'app GeoResQ, che permette di inviare una richiesta di soccorso geolocalizzata e di registrare la propria traccia durante l'escursione, agevolando le ricerche in caso di persone disperse.


«Frequentare la montagna significa assumersi una responsabilità verso sé stessi, verso gli altri e verso l'ambiente», dichiara il Presidente Generale del CAI, Antonio Montani, ricordando che l'iscrizione al Club non è solo un'appartenenza simbolica, ma dà accesso a corsi, competenze e coperture assicurative, incluso il soccorso in ambiente impervio.
A fare chiarezza sui costi degli interventi è invece Maurizio Dellantonio, Presidente nazionale del CNSAS, «Il Soccorso Alpino e Speleologico non chiede pagamenti alle persone soccorse e non stabilisce eventuali addebiti». Le eventuali forme di compartecipazione alla spesa, previste in alcuni territori, dipendono dalle normative regionali e non devono mai essere un motivo per esitare a chiedere aiuto. Resta però, aggiunge Dellantonio, «un principio di responsabilità: la montagna va frequentata con preparazione, rispetto dei propri limiti e attenzione verso chi è chiamato a intervenire».









