Dopo tutto il calore che sta soffocando da giugno il nostro stivale, c’è chi per le vacanze ha scelto la montagna, magari per la prima volta. Oltre a godersi il fresco e panorami mozzafiato delle Alpi, una delle attività più praticate rimane la classica escursione. Ma ognuna di queste può rivelarsi pericolosa, se non sui è preparati a dovere. Proprio per questo, in vista dell’esodo verso le montagne da parte dei vacanzieri, il Club Alpino Italiano e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico mettono in guardia sulle precauzioni da prendere, ribadendo un concetto chiave, che chiunque deve tenere a mente: la sicurezza in montagna inizia prima della partenza. Bisogna infatti sempre considerare tutte le possibili variabili quando si pianifica un itinerario: condizioni meteo e ambientali, difficoltà del percorso, la preparazione atletica propria o dei membri del gruppo, lasciando sempre un margine di tempo e di energie per gestire un imprevisto.

Ad alzare la soglia dell’attenzione, due casi di cronaca recente. Il primo, successo sulle Tre Cime di Lavaredo, un alpinista è rimasto bloccato sulla Cima ovest nella discesa: estenuato, ha contattato i soccorsi ed è stato recuperato dall’elisoccorso. Il secondo caso invece si è consumato sul Gran Sasso, dove cinque escursionisti sono stati colti alla sprovvista da un violento temporale a 2.600 metri. Dopo aver chiamato il 112 però, il gruppo si è spostato in una zona senza copertura telefonica. Raggiunti a piedi dai tecnici del Soccorso Alpino, hanno poi rifiutato di essere accompagnati a valle.

Episodi diversi, ma con un denominatore comune: la sicurezza in montagna si costruisce prima, non durante. Per questo CAI e Soccorso Alpino ricordano che, in caso di difficoltà reale o potenzialmente pericolosa, la cosa da fare è chiamare senza esitazioni il 112, fornendo una richiesta di aiuto tempestiva, chiara e dettagliata. Una volta allertati i soccorsi, è fondamentale restare reperibili, non spostarsi se non su indicazione degli operatori e comunicare con precisione la propria posizione. Utile anche l'app GeoResQ, che permette di inviare una richiesta di soccorso geolocalizzata e di registrare la propria traccia durante l'escursione, agevolando le ricerche in caso di persone disperse.

Michael Schiffhorst
Michael Schiffhorst
I soccorritori in azione (Getty Images)

«Frequentare la montagna significa assumersi una responsabilità verso sé stessi, verso gli altri e verso l'ambiente», dichiara il Presidente Generale del CAI, Antonio Montani, ricordando che l'iscrizione al Club non è solo un'appartenenza simbolica, ma dà accesso a corsi, competenze e coperture assicurative, incluso il soccorso in ambiente impervio.

A fare chiarezza sui costi degli interventi è invece Maurizio Dellantonio, Presidente nazionale del CNSAS, «Il Soccorso Alpino e Speleologico non chiede pagamenti alle persone soccorse e non stabilisce eventuali addebiti». Le eventuali forme di compartecipazione alla spesa, previste in alcuni territori, dipendono dalle normative regionali e non devono mai essere un motivo per esitare a chiedere aiuto. Resta però, aggiunge Dellantonio, «un principio di responsabilità: la montagna va frequentata con preparazione, rispetto dei propri limiti e attenzione verso chi è chiamato a intervenire».