PHOTO
Cari amici lettori, il 2026 si è aperto purtroppo con un dolore sconfinato. Quello che doveva essere il saluto festoso al nuovo anno, per una serie di gravi leggerezze umane si è trasformato, a Crans-Montana, in un rogo che non ha lasciato scampo a decine di giovanissimi e ragazzi (47 i morti), con molti altri gravemente feriti (115), alcuni dei quali stanno ancora lottando tra la vita e la morte.
Un fatto che ci ha scosso come pochi altri in questi tempi. Giovani vite spezzate in pochi minuti, famiglie distrutte e angosciate. Penso al dolore indicibile dei genitori dei ragazzi arsi vivi nel locale La Constellation. Come ha detto la senatrice Liliana Segre, presente al funerale di Chiara Costanzo, una dei sei giovani italiani morti quella notte, «un dolore così lo si può sopportare da figlia, non da madre».
Ci troviamo in mano dei cocci difficili da assemblare, riusciamo a balbettare a malapena delle parole. Ci occorre un supplemento di silenzio, quello che custodisce nel cuore gli eventi, come ha fatto Maria (Luca 2,19) e cerca di comporre qualche tassello sensato, in cerca di un barlume di speranza, motto del Giubileo appena concluso.
Mi hanno colpito, all’indomani della tragedia di Crans, le parole del direttore del liceo diocesano di Lugano, Alberto Mozzetti, che ha scritto ai ragazzi della sua scuola, offrendo una breve riflessione che è un autentico e prezioso esercizio di speranza:
«Cari ragazzi, come stride l’augurio di buon anno che tutti ci siamo scambiati allo scoccare della mezzanotte con quel che è accaduto poco dopo nella località vallesana: da una parte il desiderio di bene, di cose belle, di amicizie vecchie e nuove; dall’altra il dolore e la morte che sembrano negare la speranza con cui abbiamo iniziato il nuovo anno. Eppure, dentro al mistero di ciò che è accaduto… si è insinuato un modo di essere uomini e donne che resiste alla tentazione della disperazione: penso agli atti eroici di diversi, alla solidarietà tra i Cantoni…, al desiderio di ognuno di poter essere in qualche modo utile, o di potersi stringere a chi è nel dolore. Tutto questo non risolve, non può rimettere le cose a posto, ma ci ricorda di che pasta siamo fatti: vogliamo la vita e non la morte e ci accorgiamo perciò che abbiamo bisogno degli altri, e che abbiamo bisogno di un aiuto per guardare le cose brutte senza disperarci, così da poter godere anche quelle belle senza superficialità. Possiamo allora intuire cosa sia il mistero del Natale, il mistero di Dio che si fa uomo per condividere le nostre gioie e i nostri dolori. Di fronte alla tragedia di Crans-Montana, più che la domanda “perché?” vale la certezza che Dio era là accanto a quei ragazzi e che ora sta abbracciando, misteriosamente ma realmente, le loro famiglie e i loro amici. Anche noi possiamo partecipare a questo abbraccio nella preghiera… Questi pensieri non sono per appesantirci la vita: al contrario! Sono per vivere in modo consapevole e pieno quello che ci tocca di dover fare, in vacanza come alla ripresa della scuola».
Parole da meditare, per non dimenticare troppo in fretta e imparare ad apprezzare il bene e il bello della vita che ci è dato di vivere.
In collaborazione con Credere
Credere, la rivista per vivere «l'avventura della fede»
CREDERE è la rivista che ogni settimana ti propone storie, personaggi e rubriche per ispirare la fede nel quotidiano. Già scelta come "Rivista Ufficiale del Giubileo della Misericordia", è un giornale ricco di contenuti per lo spirito, con tante testimonianze di famosi e gente comune e i gesti e le parole di Papa Francesco, più vicini che mai.
Scopri la rivista e abbonati »





