Ottant’anni fa, le donne andavano a votare per la prima volta, buon ultima l’Italia in Europa, battuta solo dalla Grecia e, a sorpresa, dalla Svizzera.

E dire che il diniego al voto femminile era solo una consuetudine, perché perfino lo Statuto Albertino, esteso al regno d’Italia nel 1861, non lo vietava esplicitamente.

Mentalità, quindi. È sempre “mentalità” è la sola risposta sospirata con cui riusciamo a spiegare (talvolta a giustificare) la persistente disparità di diritti tra uomini e donne nei campi più diversi: stipendi, carriera, ma soprattutto sguardi.

Lo sguardo sulle donne ancora le inchioda all’estetica, e quindi alla bellezza, di una giovinezza perenne.

Nonostante le rivendicazioni, le proteste, le manifestazioni, se pure le leggi sono cambiate, è lo sguardo che ancora protrae una mentalità maschilista e volgare.

Ma sono le donne stesse spesso a permettere, a concedere questo modo di essere guardate.

Non servono gli esempi: basta scegliere tra le pubblicità per vedere appoggiata al cofano dell’automobile ultimo modello la pin-up in costume succinto o la femme fatale al volante.

Per vedere, nei programmi TV di punta o sul palco del festival della canzone, décolleté e spacchi vertiginosi che nulla hanno a che fare con l’esprimere opinioni o vincere una gara canora.

O le nostre ragazzine a scuola, che ammiccano con trucco vistoso e abitini da spiaggia ai compagni.

Non è una scelta libera. Ammettiamolo, è meglio essere guardate così e poi farsi notare per la propria valentìa che essere ignorate del tutto.

Per questo il boom della chirurgia estetica: esisto se piaccio e piaccio se sembro più giovane. È una deriva psichiatrica, non una scelta libera.

Per questo sono nate le quote rosa, secondo il criterio della riserva indiana. Non è una scelta, ma una necessità.

Tuteliamo le donne, poverine. Che invece non tuteliamo affatto.

Penso agli assassinii annunciati perché i braccialetti elettronici di mariti e compagni violenti non sono disponibili o non funzionano; o i servizi preposti arrivano troppo tardi per dare ascolto e protezione.

«Si poteva evitare», commentiamo amaramente a ogni nuova croce, a ogni nuovo stupro.

Sulla disparità di sguardo, sulla “mentalità”, c’è solo l’educazione e riguarda gli uomini ma anche le donne, fin dalle feste all’asilo.

La scuola almeno, se non ci arrivano le famiglie.

Sulla disparità economica dobbiamo dire la verità: è la maternità il problema.

Le donne fanno i bambini, che richiedono gestazione e accudimento. Cioè tempo. Gli uomini garantiscono una copertura maggiore.

La maternità conta poco, è vista come un problema, non come un dono per tutti, un valore che va esaltato e favorito.

Le donne, che già il primo mese di gravidanza sono madri, danno di solito il primo posto ai figli e fanno un passo indietro, quasi scusandosi di non poter dare il massimo, di non poter essere sempre sul pezzo.

Ecco, smettiamola di accettare queste scuse. Discriminando le mamme, che sono donne anche loro.


In collaborazione con Credere

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