«Lo so, sembra quasi un ossimoro mettere vicino due parole così lontane come “filosofia” e “menopausa”. Eppure, penso che la filosofia serva proprio a dare parole e concetti a esperienze “impensate”, ossia esperienze che viviamo senza sapere esattamente cosa ci succede, come ci stiamo trasformando e verso cosa stiamo andando». Non ha dubbi la filosofa italiana del CNRS di Parigi, Gloria Origgi. «La menopausa è una delle transizioni più complesse e segrete che avviene nella vita di una donna ed è importante imparare ad affrontarla non solo da un punto di vista medico e igienico, ma dal punto di vista esistenziale. È importante imparare a pensarla».

La copertina del saggio edito Einaudi
La copertina del saggio edito Einaudi

La copertina del saggio edito Einaudi

La Donna è mobile è il titolo del suo saggio edito Einaudi. Forse non solo la donna, ma non a tutti capita di cambiare in maniera così drastica e repentina… un’unicità questa tutta femminile...
«Il titolo è anch’esso una contraddizione: La Donna è Mobile, famosa aria del Rigoletto di Verdi è una delle tirate più misogine della storia della cultura occidentale: la donna mobile, incostante, imprevedibile. E invece io giro questa “mobilità”, questa capacità di metamorfosi tutta femminile in una forza delle donne, una risorsa del corpo della donna che sa trasformarsi, diventare altro da sé, che è più aperto al cambiamento e al rinnovamento. Ciò che tradizionalmente chiamiamo “menopausa” e che dal punto di vista medico corrisponde allo stato di infertilità di una donna dodici mesi dopo l’ultima mestruazione, è in realtà una fase molto più lunga e complessa, che va dai circa 45 ai 55 anni, in cui la donna subisce una vera e propria trasformazione endocrinologica che ha fasi diverse e che può essere vissuta con intensità diverse, ma che merita di essere studiata, analizzata, capita ed accettata. Nel mio saggio uso spesso la parola climaterio, invece di menopausa, una parola che esiste in medicina da tanto tempo e che indica l’intero periodo e non solo la fase conclusiva che corrisponde alla fine della fertilità».

Gloria Origgi, filosofa del CNRS di Parigi
Gloria Origgi, filosofa del CNRS di Parigi

Gloria Origgi, filosofa del CNRS di Parigi 

(HANNAH ASSOULINE)

Un passaggio che non è una fine, ma una nuova fase della vita. Come si ricostruisce il nostro io e gli si dà continuità dopo questa rottura ormonale?
«Nel libro cerco di trasformare la menopausa da “data di scadenza”, come classicamente è vissuta dalle donne e dal loro ambiente circostante, a fase di cambiamento, di trasformazione. Le donne, tutte le donne, vivono una specie di “ricalibraggio” neuro-endocrinologico nell’era del climaterio che cambia le loro funzioni fisiologiche ma anche cerebrali. Il cervello si trasforma: elimina molte funzioni che non hanno utilità nella fase della vita non fertile e ricentra le attività neuronali sull’attenzione, la leadership e altre attività. La donna non è più la stessa dopo questa trasformazione: ma è in una fase che si può rivelare migliore: più ricca, più libera e più autorevole. Di menopausa si parla poco perché sono in primo luogo le donne che a lungo non hanno voluto parlarne, per vergogna, per paura di sentirsi rifiutate. Io penso che sia meglio assumere questa trasformazione: cavalcare il cambiamento invece di subirlo. Non dirsi che non è successo niente, che si è quelle di prima, ma esplorare la specificità di questa seconda parte della vita, la vita senza estrogeni, che può essere un’età di rinnovamento e di liberazione».

C’è un fattore sociologico poi. Oggi si parla di più di menopausa perché la Generazione X è la prima che entra in menopausa lavorando, da manager, in ruoli di responsabilità. Cosa vuol dire?
«Quando ho cominciato questo progetto, mi sono resa conto che la menopausa era diventata un soggetto di interesse generale per le donne: non c’è stato un giorno in cui non trovassi una pubblicazione, un post sui socials o un articolo di giornale dedicato all’argomento. Era chiaro che la menopausa stesse uscendo dall’ombra per ragioni sociologiche evidenti: la generazione X, quella che sta cominciando ad essere in menopausa è una generazione di donne che nei paesi occidentali ha avuto un ruolo sociale completamente nuovo: esposte sul lavoro, più attive, con figli spesso ancora in casa perché avuti a un’età più tardiva…insomma, donne che non erano più disposte ad essere “cancellate” o etichettate come “vecchie”, ma che arrivavano alla menopausa con un bagaglio culturale e sociale tale che permetteva loro di chiedere di saperne di più».

Qual è il senso da dare a un’esperienza così centrale nella vita della donna?
«Penso che il senso di questa esperienza stia nel comprendere cosa significhi essere una donna: qual è il percorso, la fatica, e l’avventura tipici della traiettoria femminile. Alla fine del libro scrivo qualcosa che può sembrare paradossale, ma che per me è profondamente vero: si è più donna a 55 anni di quanto non lo si sia a venti, perché si conoscono le esperienze femminili, si sa cosa vuol dire avere un corpo e un ruolo sociale femminile. Si sa anche la specificità del vissuto femminile: l’incredibile malleabilità del corpo della donna, la sua capacità di metamorfosi e di re-invenzione e l’importanza di assumere queste qualità invece di vederle come degli handicap».