Le amicizie aiutano a vivere meglio, a sentirsi meno soli, ad affrontare le difficoltà. Ma cosa succede quando è proprio il costo dello stare insieme a diventare un ostacolo? Una cena, un aperitivo, un regalo di gruppo o un fine settimana fuori porta sono occasioni di condivisione che non tutti riescono ad affrontare con la stessa serenità.

Negli ultimi anni il costo della vita è aumentato in modo significativo e per molte famiglie far quadrare i conti è diventato più difficile. Lo confermano anche gli ultimi dati dell'Istat: a maggio 2026 l'inflazione ha raggiunto il 3,2% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Così anche la vita sociale, che un tempo sembrava una spesa quasi scontata, oggi richiede qualche rinuncia. Le conseguenze, però, non riguardano solo il portafoglio. A pesare è anche l'imbarazzo di dover dire: "Non posso permettermelo". E allora c'è chi declina un invito, chi si inventa una scusa e chi, un "no" dopo l'altro, finisce per essere sempre meno presente nella vita del gruppo.

Questa situazione è diventata così diffusa da meritare perfino un nome: friendflation (dall'inglese friend, amico, e inflation, inflazione). Un termine nato per descrivere la difficoltà di continuare a coltivare le proprie amicizie quando il costo delle occasioni di incontro cresce più rapidamente delle proprie possibilità economiche. Al di là del nome, il fenomeno invita a riflettere su un aspetto molto concreto: che cosa accade alle amicizie quando non tutti possono permettersi lo stesso stile di vita?

Le differenze economiche tra amici sono sempre esistite. A essere cambiato, però, è il modo in cui si vive la socialità. Se un tempo per stare insieme bastavano una passeggiata, una serata in casa o un caffè, oggi molte occasioni di incontro sono legate ad attività che richiedono di mettere mano al portafoglio. Una trasformazione che, almeno tra i più giovani, sembra avere conseguenze concrete. Infatti, secondo uno studio di Intuit Credit Karma, il 47% della Gen Z e il 36% dei Millennials ha dichiarato di aver preso in considerazione l'idea di interrompere un'amicizia a causa delle abitudini di spesa del proprio gruppo.

Un altro aspetto da considerare è il modo in cui oggi raccontiamo la nostra vita sociale. Le esperienze condivise finiscono sempre più spesso sui social network e contribuiscono a raccontare chi siamo e come viviamo. Così il timore non è tanto quello di perdere un evento, quanto di sentirsi, poco alla volta, ai margini della vita del proprio gruppo di amici. È quella che gli psicologi definiscono FOMO (Fear of Missing Out): la paura di sentirsi esclusi dalle esperienze vissute dagli altri.

C'è poi un tema che la friendflation mette in evidenza più di ogni altro: la difficoltà di parlare di soldi. Anche nelle relazioni più strette, il denaro continua a essere un argomento delicato, spesso evitato o affrontato con fatica. Il rischio è che una difficoltà economica si trasformi, senza volerlo, in una distanza tra le persone. Non perché venga meno l'affetto, ma perché ciò che non viene detto lascia spazio a equivoci e incomprensioni. Chi propone un'uscita spesso non immagina che qualcuno possa trovarsi in difficoltà; chi, invece, quella difficoltà la vive preferisce il più delle volte non parlarne.

Quanto può incidere il denaro sulla qualità delle nostre relazioni? La risposta, probabilmente, è diversa per ciascuno di noi. Ma quando il costo dello stare insieme aumenta, anche le amicizie si trovano a fare i conti con nuovi equilibri.