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«In un tempo segnato da conflitti e divisioni, sentiamo forte il bisogno di dire insieme che la pace non è un’utopia lontana, ma una responsabilità quotidiana, da coltivare nelle relazioni, nei gesti e nelle scelte di ogni giorno».


Con questa bellissima frase il coordinamento dell’Agesci (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) di Milano ha invitato tutti i gruppi del territorio a mobilitarsi per una marcia per la pace nel Thinking Day, il giorno del ricordo o del pensiero, quello in cui nel 1857 nacque il fondatore dello scoutismo, il generale Robert Baden-Powell, che, ritiratosi dall’esercito, diede vita a un movimento che nella pace poneva uno dei suoi cardini.
Circa 1.000 tra bambini, ragazzi, i loro capi, genitori, ma anche amici e semplici cittadini si sono accodati al colorato corteo. Sono partiti da piazza Elsa Morante (CityLife) per arrivare, dopo due ore di cammino, fino al Giardino dei Giusti, un’area verde in cui vengono piantumati alberi in omaggio e in ricordo di chi ha salvato vite umane nel corso di genocidi e omicidi di massa, oltre che di altri crimini contro l’umanità commessi nel ventesimo e ventunesimo secolo, e anche di coloro che hanno salvaguardato la dignità umana durante i regimi totalitari del nazismo e del comunismo.


L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Comune di Milano, a sostegno del valore educativo e civico del cammino proposto. Per il Comune era presente l’assessore alla casa Fabio Bottero e per la Circoscrizione 8 l’assessora Serenella Calderara. Mentre la Chiesa milanese aveva come suo rappresentante il vescovo ausiliare Monsignor Giuseppe Vegezzi, che ha condiviso la sua esperienza nella martoriata Terrasanta.
La marcia si è svolta due giorni prima dell’anniversario dei quattro anni dall’inizio ufficiale della guerra in Ucraina, ma la manifestazione non ha voluto fare riferimento a nessuna guerra in particolare, appellandosi invece al rifiuto del conflitto armato e alla pace come valori universali da vivere anche nel quotidiano. I partecipanti erano stati invitati a portare con sé un segno di pace che sentivano significativo della propria esperienza: non come adempimento, ma come occasione per dare voce a ciò che già vivono. Un gesto, una parola, un simbolo, una storia che raccontasse come, nel quotidiano, ciascuno prova a costruire relazioni più giuste e attente. E i ragazzi, con la gioia e l’entusiasmo di fare qualcosa di bello insieme, hanno realizzato striscioni e cartelli con slogan all’insegna della fratellanza e dell’unione; sono state distribuite bandierine di tutti gli Stati; è passato di mano in mano un lungo nastro formato da tanti nastri legati insieme.


Questa marcia è stata solo il punto finale di un percorso che è iniziato nelle varie branche da settembre, perché la cultura della pace si costruisce ogni giorno.




