Il matrimonio dei Me contro Te all’Unipol Dome di Milano ha fatto notizia. Seimila persone hanno acquistato un biglietto di ingresso alla cerimonia, pagando una cifra variabile tra i 48 e i 110 euro. Chi ha voluto incontrare e salutare i futuri sposi prima della cerimonia ha speso 250 euro in più. Mamme e papà, zii e nonni hanno accompagnato figli e nipoti ad un evento annunciato e atteso da un anno, che ha prodotto un fatturato gigantesco sfruttando l’enorme affezione che i piccoli followers nutrono nei confronti dei due novelli sposi che da anni, attraverso i loro profili social parlano e cantano. Talmente grande è il loro successo da averli resi anche protagonisti di film molto mediocri ma dall’enorme incasso al botteghino.

I Me contro Te sono, oggi, il più grande fenomeno social che parla ai bambini e alle bambine. La popolazione che li segue nei loro profili è composta da svariati milioni di soggetti, quasi tutti in età pediatrica. Il meccanismo della loro popolarità è andato consolidandosi nel tempo e ha seguito la curva standard che connota il successo degli influencer più gettonati del terzo millennio. Mese dopo mese le loro visualizzazioni sono cresciute in modo esponenziale. Così le narrazioni, inizialmente ingenue e spontanee, si sono avvalse sempre più delle strategie del social media marketing. Quando avviene questo passaggio, qualsiasi persona dentro i social smette di essere se stessa e diventa un “brand” a disposizione delle aziende che stringono accordi commerciali per posizionare i loro prodotti sul mercato, sfruttando il valore di immagine del personaggio del giorno.

I Me Contro Te in questo sono stati fenomenali. Perché sono durati tantissimo (il destino di molti altri è stato decisamente più infausto e/o di breve durata) e hanno talmente fatto “esplodere” la dimensione di marketing del loro “brand” da diventare il soggetto di divertentissime parodie di Fiorello e Fabrizio Biggio all’interno dei loro programmi su Rai 2. Chi ha guardato i siparietti dei due artisti rivolti ai Me Contro Te si è accorto di quanto acuta fosse la loro parodia. A fronte di una modalità comunicativa seducente e infantilizzante, tutto veniva posto in vendita e ogni scenetta diventava occasione per speculare sull’affetto dei giovani spettatore. Non stupisce perciò che i Me Contro Te, in continuità con la dimensione commerciale del loro brand, abbiano deciso di vendere anche il loro matrimonio. Hanno trasformato un momento intimo - solitamente riservato ai veri affetti - in qualcosa di pubblico e collettivo, ovvero in uno show per essere ammessi al quale si doveva pagare un biglietto salato.

E’ un problema tutto ciò? Nella logica del mercato no, perché chi segue il successo economico di un “brand” valuta ogni occasione propizia per generare maggiori profitti. Ma nella logica della tutela dell’infanzia e dei suoi diritti, il matrimonio a pagamento dei Me Contro Te è l’episodio più eclatante di come oggi si faccia mercato sull’ingenuità e sull’affettività dei bambini. Sono stati i social media ad amplificare quel meccanismo che già apparteneva alla Tivu commerciale: io ti propongo un programma, ti affeziono ad esso e nel frattempo ti trasformo nel prodotto di cui quel programma deve aumentare le vendite. Siccome i Me contro Te sono un prodotto, i bambini che assistono ai loro video vogliono comprare tutto ciò che ha il loro marchio stampato sopra. In questo caso è stato “marchiato” anche il matrimonio. E questi è stata comprata una cerimonia nuziale allo stesso modo di come si compra una tazza da colazione.

Certo come adulti dovremmo sviluppare nei nostri figli un pensiero critico ben diverso. Nessun parente o amico ci fa comprare un biglietto per andare al suo matrimonio. Nessuna cerimonia intima si trasforma in un evento mediatico su cui generare profitto. Nessuna persona che ti vuole bene veramente vuole che tu sia alla sua festa perché così diventa più ricca. Nel matrimonio dei Me contro Te abbiamo assistito ad una sorta di capitolo finale di come il mondo social ha trasformato “l’umano” del e nel terzo millennio: tutto è diventato un prodotto, tutto e diventato consumabile. Auguriamo ai due influencer lunga vita e tanto amore. Sperando che un giorno non ci vendano i biglietti per assistere al loro divorzio.