Viviamo una realtà costellata d’odio, dove spesso il lato umano delle persone viene dimenticato: che siano le guerre e i leader che le controllano, che sia il menefreghismo di chi potrebbe aiutare chi ha bisogno e non lo fa, che siano i commenti sui social network da account fake. In questo desolato contesto solo i bambini possono riportare limpidezza e quella bontà di chi ha ancora un cuore puro. Ed è esattamente quello che hanno fatto il 7 maggio all’Università Cattolica di Milano durante l’incontro per la presentazione del libro “Storia del cedro generoso e resiliente” curato dalla psicologa e docente Cristina Castelli. Il libro narra una storia di resilienza, concetto chiave che su cui i più piccoli hanno lavorato durante i laboratori che li hanno visti coinvolti, quella di un cedro che diventa prima barca da pesca, poi traghetto di migranti nel mediterraneo e infine uno strumento musicale. È una storia di resilienza, come quella che hanno dimostrato le persone che hanno avuto a che fare con il legno di questo albero. Quando un’imbarcazione riesce a sbarcare sulle nostre coste, solitamente poi viene bruciata o smaltita. Ma non questa volta. Il cedro è divenuto un simbolo di resilienza e rinascita anche per i detenuti del carcere di Opera, che, intagliandolo, hanno creato i violini per “Il quartetto del mare”, che ha suonato proprio nelle aule di Via Carducci, davanti a tutti i giovani studenti presenti.

Video evento cattolica

Successivamente, sotto la guida della moderatrice Francesca Giordano, ricercatrice dell’Unità di ricerca sulla resilienza RiRes dell’Università Cattolica, a prendere la scena sono stati i più piccoli che hanno lavorato sul concetto di resilienza e sugli insegnamenti umani del libro. Durante l’evento sono stati mostrati dei video dei laboratori svolti dai bambini. La maestra Ilaria dell’IC Palmieri di Milano ha sottolineato come i suoi alunni abbiano appreso il significato di resilienza tramite un percorso di crescita personale e capacità di affrontare le difficoltà quotidiane. Durante questo lavoro è emerso fortemente il parallelismo tra il legno del cedro e l’essere umano, specialmente quando gli è stato chiesto «come possiamo noi umani comportarci come il cedro?». Qui le loro risposte hanno mostrato tutta la purezza che si legge nei loro sguardi in aula: «Aiutando amici in difficoltà», «Aiutando le persone a non essere sole», «Consigliare i nostri amici e aiutarli a fare pace».

I ragazzi hanno costruito modelli per rappresentare concetti complessi, ognuno con un suo significato e una frase che li rappresentasse:

Il Cuore: «Collaborazione, rispetto per gli altri e amore da donare al prossimo»;

L’Ancora: «Legami e rispetto per il viaggio che ognuno fa insieme agli altri. È importante l’equipaggio e il contributo di ciascuno»;

La Barca: «Sentirsi parte di qualcosa; il valore è dato dall'insieme di tutti i contributi»;

Il Podio senza livelli: «Sentirsi sullo stesso piano senza sentirsi superiori».

I pensieri dei bambini

Successivamente a prendere la parola sono stati i ragazzi dell’IC Cairoli, sempre di Milano, che hanno riflettuto sul tema della resilienza e delle migrazioni tramite la poesia. Alcuni dei passaggi più significativi fanno ben intendere come i ragazzi sappiano impersonificarsi ed empatizzare con chi, purtroppo, è nato in un contesto più complesso del loro, ed è dovuto scappare, magari ancora minorenne e senza genitori, per trovare una seconda opportunità di vivere una vita vera.

Come Andrea, che nella sua poesia scrive: «Le onde portano le storie di chi parte per sperare. Il vento è a favore di un futuro diverso. La riva ascolta i sogni». Oppure Christina, che riesce a descrivere il dolore e la sofferenza di chi abbandona la propria terra e rischia la vita nel Mediterraneo per un futuro diverso, «Un tonfo... Un corpo in mare, un pianto, una minaccia, poi il silenzio. Così per giorni: la sete, le onde, il vento. Penso al villaggio lontano».

Proseguendo, si è arrivati a un momento estremamente toccante: il laboratorio di scrittura creativa, condotto da Mohamed BA, della Fondazione l’Aliante. Qui a prendere la parola è stato chi davvero ha vissuto questa migrazione, e l’hanno fatto raccontando i loro sogni e speranze: «libertà», «lavoro», «cura di sé stessi», «scuola», «vita».

Mohamed Ba (a sinistra) con uno dei ragazzi della Fondazione mentre leggono una poesia

Gli alunni della scuola secondaria “Vivaio” hanno lavorato su questi concetti grazie alle origini eritree di una loro compagna, scoprendo i suoni e le vibrazioni dell’Africa, grazie ad un laboratorio sulla canzone “Waving’ Flag”.

Infine, a mostrare quanto l’aiuto porti al progresso ci hanno pensato gli adolescenti dell’IIS Cavalieri Marignoni, in città, tramite la voce di due studenti da poco in Italia, una ragazza africana e un ragazzo sudamericano. Qui hanno testimoniato quanto siano migliorati nel parlare la nostra lingua grazie al prezioso supporto di chi li segue, e di come grazie al laboratorio “IncontrArti” abbiano avuto modo di esercitarsi nella scrittura, stando insieme.

I due ragazzi presentano il laboratorio "IncontrArti"

Nel cortile interno della sede di Via Carducci, una delle navi è stata posta nel giardino, come simbolo del lavoro svolto e con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema. La barca regala un forte impatto visivo, poiché in ampio contrasto con il contesto di una delle sedi più belle di tutto l’Ateneo.

L'imbarcazione