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I ragazzi si esibiscono davanti al pubblico. In primo piano un ospite speciale: Don Mazzi. PH: Andrea Cagno - Fondazione Exodus
Le vicende legate a giovani violenti – lo abbiamo rivisto anche a Massa nei giorni scorsi, ma i casi sono frequenti - sono sempre più al centro della cronaca. Ma per ogni giovane che delinque e compie atti di violenza, ce ne sono molti di più che questo stile di vita lo rinnegano, nonostante la vita li abbia messi a dura prova. È il caso dei ragazzi del Centro Diurno per adolescenti SpazioTre di Monza.
Ieri sono stati protagonisti di un pomeriggio speciale proprio nella loro città. Dopo mesi di impegni e sacrifici hanno emozionato una piazza intera con il loro spettacolo "Adolescenti in scena: viaggio- crescita- non violenza”. La performance dei ragazzi è stata condita da poesie, canzoni e balli di gruppo, tutte modalità con le quali hanno tirato fuori ciò che davvero sentono dentro. Ma non tutto è stato rosa e fiori, come ci racconta Gabriele Caporali, educatore che li ha affiancati durante tutto il percorso: «all'inizio c'era indifferenza, quasi timore. Poi i ragazzi hanno iniziato a scrivere canzoni, a metterci le loro idee, e quel timore si è trasformato in un grande orgoglio. Questo progetto ha fatto 'gruppo': avere un obiettivo comune e così importante li ha aiutati a non lasciare indietro nessuno».
Ma da cosa nasce questa iniziativa? Franco Taverna, coordinatore nazionale della Fondazione Exodus e responsabile del Consorzio EX.it, spiega che tutto parte dalla necessità di dare voce all'inespresso: «Il progetto nasce dalla voglia dei ragazzi di buttar fuori ciò che hanno dentro: rabbia, dolore, fatica di vivere. L'adolescenza oggi è schiacciata da un mondo adulto che non ascolta. In questo gruppo ci sono giovani che vengono dalla psichiatria, dalla giustizia minorile, dai servizi sociali. Se a un ragazzo che ha commesso un reato dai solo una misura punitiva senza dargli la possibilità di esprimersi, la rabbia gli resterà dentro. Noi interveniamo prima, alla radice, offrendo una via d'uscita positiva».


Assistendo allo spettacolo ho subito percepito il gruppo incredibile che si era creato. Ragazzi con diverse origini, diverse vite e diversi problemi, ma che uniti nelle difficoltà si supportavano a vicenda. Quando si esibiva uno di loro con una canzone, tutto il gruppo che non si stava esibendo in quel momento la canticchiava, e il primo applauso partiva sempre da loro.
Il cuore del live è legato alle musiche e le poesie composte da Amelijia, Claudia, Emily, Gabriel, Iago, Joshua, Martina, Sabrina, Salvatore, Sara, Simone, Sindi, Tamara, Yeva, Zoe.
Questi giovani hanno saputo far breccia subito nel cuore di Silvia Briozzo, la regista dello spettacolo, che «quando ho ascoltato le canzoni scritte da loro mi sono commossa: hanno una consapevolezza poetica della loro fatica che non mi aspettavo. Mi hanno accolta a braccia aperte, affidandosi totalmente. Abbiamo lavorato su testi di Alexander Langer sulla nonviolenza e li hanno letti come se fossero parole loro, con un'autenticità che raramente ho visto in quarant'anni di teatro. Più che dimostrare qualcosa, avevano voglia di dire: 'Ci sono, esisto'. In un momento in cui si parla solo di punizioni esemplari o metal detector nelle scuole, realtà come SpazioTre dimostrano che è l'impatto educativo a fare la differenza, restituendo responsabilità e autostima a ragazzi che vivono contesti difficili».
Se esiste una figura in grado di ispirare i ragazzi, in difficoltà e non, è Don Antonio Mazzi, presente all’evento per mandare un messaggio. «Sono venuto nonostante la carrozzina perché volevo dare una dimostrazione. Sono stufo che si parli solo dei giovani che uccidono o distruggono. Esiste una gioventù sana che sa fare cose belle, ed è importante che Monza lo veda. Io vivo per i giovani che scelgono la vita, e questo spettacolo ne è l'esempio»
I testi dei ragazzi meritano di essere tutti letti ed ascoltati, ed è possibile farlo per tutti. Su Spotify infatti è stata creata una playlist dedicata, con tutte le canzoni. Qui il Qr Code per accedervi e tre frammenti che raccontano, meglio di ogni articolo, il loro mondo:


"Ridevo di tutti / ogni mia debolezza la trasformavo in minaccia / pensavo fosse figo essere crudele / ora capisco che fa male essere soli." — Salvatore (Missas)
"Non è amore se fai paura / non è amore se le fai male / con le mani o con le parole / il dolore è sempre uguale." — Tamara
"Il mio silenzio fa più rumore di quando grido." — Yeva























