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Un diorama sui ruoli: una famiglia degli anni 2000 con la madre sopraffatta dalle vicende domestiche e la cura della prole mentre il padre è seduto in poltrona.
Il weekend dell’8 marzo si è appena concluso: un momento che, puntualmente, ci spinge a riflettere su quanto il traguardo della parità di genere sia ancora distante. Spesso gli uomini si chiedono: «Cosa posso fare per favorire il cambiamento?». La risposta risiede spesso nella capacità di riconoscere quei "micro-gesti" patriarcali che alimentano la disparità quotidiana. Per chi volesse approfondire queste dinamiche, arriva a Milano il MUPA, il Museo del Patriarcato di ActionAid. Nato a Roma lo scorso novembre, il progetto è sbarcato alla Fabbrica del Vapore, dove resterà aperto fino al 21 marzo.
La rassegna è composta da ventisette opere, quattro delle quali inedite, comprese di cimeli, reperti e installazioni che porteranno il visitatore a osservare criticamente i comportamenti che influiscono nella società alimentando la violenza di genere. La particolarità del Museo del Patriarcato è quella di “provenire dal futuro”: visitarlo significa infatti teletrasportarsi nel 2148, anno in cui, secondo l’ultimo Global Gender Gap Report, sarà raggiunta l’uguaglianza di genere. In questo futuro (che speriamo possa trasformarsi in una realtà concreta, magari senza dover aspettare 122 anni) il patriarcato è stato completamente abbandonato. Il MUPA ci spinge a interrogarci sul ruolo che giochiamo nel mantenere, trasformare o sfidare le strutture di potere che ci circondano. Un gesto politico e poetico insieme: immaginare un futuro in cui la violenza di genere e il patriarcato siano davvero solo un ricordo del passato», dichiara la Co-Segretaria Generale di ActionAid Italia, Katia Scannavini.


Parallelamente alla mostra, ActionAid ha presentato la ricerca “Perché non accada” (realizzata con l’Osservatorio di Pavia e 2B Research), che indaga quanto gli stereotipi condizionino la nostra quotidianità. In occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina, l’analisi si è concentrata sullo sport e su come le disparità di genere influenzino un mondo che dovrebbe essere ricco di valori e inclusione. Una donna su due afferma di aver avuto paura di frequentare centri sportivi, inoltre una su tre non li frequenta (contro il 24,6% degli uomini). I numeri peggiorano ancora quando si parla di stadi o palazzetti. Solamente il 28,1% delle donne si sente “sicura” e a proprio agio, mentre il 46,8% delle donne non li frequenta affatto.
ActionAid chiede il contrasto a questo fenomeno, per favorire uno sport inclusivo e senza differenze, come testimoniano le parole di Katia Scannavini: «Oggi i dati della nostra ricerca ci dimostrano come anche lo sport che tocca profondamente le nostre vite sia segnato da paura e insicurezza da parte delle donne, autoesclusione e svalutazione delle discipline femminili. Tutti gli organi che governano lo sport devono adottare strumenti e risorse per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e lo sport deve essere incluso tra gli ambiti di prevenzione primaria dei Piani antiviolenza».


Tornando alle attività del museo, il programma è molto ampio. Mercoledì 11 marzo, alle ore 18.30, si discuterà di cambiamento culturale con Giulia Maino di Amleta, Paola Michelini, Elisabetta Consonni e Aba Chiara. Nel weekend del 14 e 15 marzo invece spazio a talk, workshop, laboratori, lezioni e performance, un’area Kids con eventi dedicati, tutto in collaborazione con centri antiviolenza, reti e realtà femministe. Ma gli eventi in calendario sono tantissimi, rendendo il palinsesto ricco di attività fino al 21 marzo.
L’ingresso al MUPA e agli eventi è gratuito, ma viene richiesta la registrazione. Il programma e i link di prenotazione sono consultabili su actionaid.it/mupa











