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Il 26 luglio 2023 il piccolo Giordano Anzani, quattro anni, è in vacanza con la famiglia Camaldoli in Toscana, quando inizia ad accusare dolori addominali. Mamma e papà lo portano in fretta e furia all’ospedale San Donato di Arezzo, dove però la situazione peggiora rapidamente. Dopo essere stato visitato per una probabile gastroenterite, il primario di pediatria decide di eseguire anche un’ecografia cardiaca. Il risultato di quest’ultimo rivela un quadro preoccupante: il cuore del bimbo è estremamente dilatato, con funzione gravemente compromessa.
Giordano viene trasferito prima all’ospedale Meyer di Firenze e successivamente all’Ospedale del Cuore di Massa, dove i medici intuiscono che l’unica possibilità per salvarlo è un trapianto di cuore. Il bambino viene trasferito in elicottero — con il volo notturno dell'elicottero Pegaso — al reparto di cardiochirurgia pediatrica dell'Ospedale Regina Margherita di Torino, diretto dal dottor Carlo Pace Napoleone.
A Torino Giordano viene immediatamente posizionato in ECMO (ossigenazione extracorporea), poi sul Berlin Heart — un cuore artificiale meccanico, con un piccolo ventricolo di plastica appoggiato al petto. In questo stato rimane per sette mesi, aspettando un cuore compatibile.
Ai primi di ottobre del 2023 Giordano rischia la vita una seconda volta. Infine arriva il cuore: un cuore di un bambino di età simile — la legge italiana non consente di sapere da chi — donato da una famiglia che nel momento del dolore più acuto ha detto sì. Inoltre il piccolo Giordano è stato a sua volta donatore, avendo offerto le sue valvole cardiache naturali all'inizio del percorso. Il trapianto viene eseguito con successo. Da fine maggio 2024 Giordano è tornato a casa a Genova, per iniziare un nuovo capitolo della sua vita.
Intorno a questa storia di rinascita si è svolto l’evento "Un cuore e un'anima sola" al refettorio Ambrosiano di Milano, domenica 24 maggio 2026. L'iniziativa è stata promossa e organizzata da Famiglia Cristiana insieme all'Associazione per il Refettorio Ambrosiano e a Caritas Ambrosiana (rappresentata dai saluti di don Paolo Selmi ed Erica Tossani). Uno spazio nato nel 2015 durante l'Expo, una mensa pensata per trasformare la fragilità in dignità. Un luogo che Chiara Pelizzoni, Presidente dell'Associazione per il refettorio Ambrosiano (www.perilrefettorio.it ) e giornalista di Famiglia Cristiana ha descritto come «Bello e Buono» portando anche i saluti della direzione di Caritas Ambrosiana che ha patrocinato l’evento.
Bello, perché per accedervi devi attraversare la porta dell’accoglienza di Mimmo Paladino, e ogni tavolo è una vera e propria opera d’arte donata al refettorio. Buono, perché il cibo che si consuma qui, ogni sera dal lunedì al venerdì, arriva direttamente dalle eccedenze alimentari, un’altra intuizione per evitare lo spreco. La serata ha visto anche il patrocinio e la vicinanza delle istituzioni, con l'intervento di Elena Buscemi, Presidente del Consiglio Comunale di Milano, e un messaggio ufficiale inviato dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci.
A prendere la scena sono stati i genitori di Giordano, mamma Annalisa e papà Arrigo, che hanno toccato il cuore dei presenti e di chi seguiva la diretta streaming, raccontando il calvario loro e di Giordano. Annalisa racconta un aneddoto, che dovrebbe far riflettere tutti noi su cosa conti davvero nella vita e quali siano invece problemi secondari, di quando Giordano era da poco uscito dalla terapia intensiva. «un giorno era felice e io gli ho detto “Giordano, ma cosa hai?” e lui mi ha risposto: “Mamma, sono felice di essere vivo”».
A salvare Giordano è stato un prezioso aiuto, un dono. Ma tutto questo è stato reso possibile dalla rete. Quella rete che crea comunità e aiuta a supportare chi ne fa parte nei momenti di maggiore difficoltà. Esattamente come quella del refettorio Ambrosiano e come quella logistica e umana dell'Associazione Amici dei Bambini Cardiopatici (presieduta dalla dott.ssa Marina De Nardo), la onlus che ha ospitato i genitori in uno dei suoi appartamenti a Torino. Una solidarietà nata anche tra le corsie del reparto ospedaliero dove Giordano aspettava un cuore insieme a Fad (egiziano) e Sofia (marocchina). Qui si è creato un dialogo interreligioso, dove ognuno pregava per il proprio figlio seguendo i dettami della propria religione. E come racconta papà Arrigo: «Non abbiamo recitato il Corano insieme, non abbiamo pregato i salmi insieme, ma abbiamo pregato insieme in quel santuario che era il reparto. Il dialogo interreligioso passa anche attraverso questo. La fragilità che diventa potenza»
La serata si è svolta con un fine ben preciso: sensibilizzare alla donazione degli organi, una pratica che può salvare migliaia di vite ma che ancora stenta a decollare. Infatti, in Italia, al momento del rinnovo della carta d’identità la percentuale di opposizione (i "No") sfiora il 40% dei cittadini. Questa situazione è aggravata dal fatto che il no espresso in comune è vincolante esattamente come il sì: i familiari che in rianimazione vorrebbero acconsentire alla donazione scoprono spesso di essere bloccati da un no registrato anni prima dal loro caro, in molti casi senza un'informazione adeguata. Per i familiari in quel momento è, come ha detto Flavia Petrin, Presidente Nazionale di AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi, attiva da oltre cinquant'anni), «un secondo colpo».
Ma c’è un dato che riaccende la speranza: probabilmente sull'onda mediatica seguita alla vicenda del piccolo Domenico di Napoli, AIDO ha registrato un aumento del 27% nella raccolta dei sì nei primi quattro mesi del 2026. Questo dimostra che la sensibilizzazione funziona, come confermato anche dal dottor Giuseppe Piccolo, direttore del Centro Regionale Trapianti della Lombardia, che ha ricordato l'importanza della testimonianza rispetto ai freddi numeri.
La storia di Giordano ha ispirato anche il corto “Briciole al Cielo”, diretto dal regista Gianfrancesco Tiramani e prodotto dal Cineclub Piacenza “Giulio Cattivelli” (rappresentato dal presidente Walter Sirosi). Il film è girato interamente in soggettiva, dal punto di vista del bambino. Nella prima parte, sono stati utilizzati dei disegni animati perché Giordano, nelle fasi più critiche, non era cosciente: secondo le neuroscienze, chi è in coma può sentire ma non vedere, e la mente ricostruisce immagini proprie. Gli attori non sono professionisti: sono i medici (compresa l'equipe del Regina Margherita di Torino), gli infermieri e i volontari che hanno curato Giordano.
A chiudere la serata è stato don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana, con una riflessione che lega il personale al civile e al teologico: una comunità cresce e vive felice se entra nella dinamica del dono. «Una società cambia», dice, «una comunità cresce e vive felice se entra nella dinamica del dono. Lo diciamo in un tempo in cui scoppiano guerre, in cui la diffidenza aumenta. Questo è un controcanto rispetto alla cultura del trattenere e dell'egoismo: l'uomo è felice se dona. Noi siamo stati donati al mondo. È nel nostro DNA iscrivere la nostra esistenza nel dono — liberi anche di non farlo. Ma liberi di farlo»








