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«Il riutilizzo sociale dei beni confiscati è fondamentale, chiediamo che il 2% del Fondo Unico di Giustizia possa essere reinvestita per cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerare i territori feriti dalla presenza mafiosa». Tatiana Giannone è la referente nazionale di Libera per i Beni confiscati. A trent’anni dall’approvazione della legge 109/1996 per il riutilizzo sociale dei beni confiscati, la rete di associazioni porta avanti la campagna Diamo linfa al bene per chiedere che una parte – per altro, piccola – di ciò che deriva da atti criminali e speculazioni possa essere reinvestita per cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerare i territori feriti dalla presenza mafiosa.


«Servono maggiori fondi per avviare la nuova vita di un bene confiscato come per far crescere i progetti – nota Giannone - avere a disposizione anche solo una piccola percentuale del Fondo sarebbe anche un modo per chiudere il cerchio, trasformando una risorsa economica illecita in una risorsa economica sociale». Alla vigilia della Giornata della Memoria e dell’Impegno, il 21 marzo a Torino, traccia un bilancio positivo: «In questi anni siamo riusciti a crescere come movimento antimafia. La legge ha consentito agli spazi confiscati di diventare spazi pubblici. La percezione è cambiata: una volta c’era più scetticismo e titubanza nell’avvicinarsi a spazi che venivano ancora identificati come criminali, oggi invece i beni confiscati sono spazi vissuti, partecipati, capaci di coinvolgere la cittadinanza».
I dati dell’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata quantificano a 23.026 i beni immobili destinati (già trasferiti allo Stato) e a 20.848 i beni in amministrazione (ovvero in fase di verifica).


A questi si aggiungo 1.728 aziende destinate e 3.112 in gestione. «Sul piano legislativo siamo all’avanguardia, la legislazione antimafia è nata in Italia – nota ancora Giannone – e anche la normativa europea guarda a quanto abbiamo costruito nel nostro Paese. Questo ci porta a dire che dobbiamo difendere e tutelare un percorso che sta andando nella direzione giusta».
Ma da chi sono utilizzati oggi i beni confiscati e per quali finalità?


Dal report Raccontiamo il bene, da poco pubblicato da Libera, emerge che più della metà delle realtà sociali a cui sono affidati i beni è costituita da associazioni, mentre le cooperative sociali sono 282 e i consorzi di cooperative 12. In più della metà dei beni confiscati (57,6%) si svolgono attività di welfare e politiche sociali. Una buona parte è poi dedicata alla promozione culturale, al sapere e al turismo sostenibile (23,3%), e per i restanti si parla di agricoltura e ambiente (9%), produzione e lavoro (4,2%) e sport (2,9%). «Le esperienze di riutilizzo sociale sono, per la nostra rete e per le comunità locali, veri e propri luoghi parlanti, in grado di diventare veicolo e strumento di conoscenza, di sapere, di identità, di storia e storie. Luoghi di una pedagogia civile in grado di interpretare una funzione educativa di valore inestimabile».







