Nel tempo della malattia, la bellezza può diventare parte della cura. È l’idea alla base del protocollo d’intesa firmato a Roma da CoopCulture e dalla Fondazione Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola ETS, che punta a integrare arte, cultura e tecnologie immersive nei percorsi terapeutici dei pazienti oncologici.

L’iniziativa, attiva presso il Centro di eccellenza oncologica radioterapica, medica e diagnostica per immagini dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, nasce nel solco dell’accordo nazionale tra Ministero della Salute e Ministero della Cultura e propone un modello innovativo di collaborazione tra sanità e mondo culturale.

L’obiettivo è trasformare l’ospedale in uno spazio di cura integrale, dove accanto all’eccellenza clinica trovino posto anche attenzione alla dimensione emotiva, relazionale e psicologica della persona.

Il progetto è stato ideato e sviluppato da CoopCulture, che ha curato contenuti, tecnologie e progettazione dell’esperienza culturale destinata ai pazienti. Un’iniziativa che guarda alla qualità della vita durante le cure, cercando di favorire serenità, resilienza e una maggiore adesione ai trattamenti attraverso esperienze immersive e percorsi di benessere.

Già operativi i dispositivi digitali messi a disposizione dalla cooperativa: visori, smartphone e auricolari consentono ai pazienti di accedere a virtual tour e immagini ad alta definizione di alcuni luoghi simbolo dell’arte italiana. Tra le esperienze proposte c’è anche un viaggio virtuale all’interno delle Terme di Caracalla, uno dei complessi archeologici più suggestivi della Roma antica. Un modo per trasformare il tempo della terapia in un’occasione di evasione, contemplazione e conforto.

Il protocollo prevede inoltre visite guidate gratuite mensili (l’ultimo sabato del mese) nei luoghi d’arte del Lazio, aperte sia ai pazienti sia al personale sanitario. Le attività all’aperto, pensate come percorsi di arte-terapia, intendono favorire socialità, espressione emotiva e benessere psicofisico.

Particolare attenzione sarà dedicata anche alla valutazione dell’impatto del progetto. Il protocollo, della durata di dodici mesi, prevede infatti un gruppo di coordinamento congiunto e strumenti anonimi di monitoraggio per analizzare gli effetti delle attività culturali sul benessere dei pazienti, con l’obiettivo di rendere il modello replicabile anche in altre strutture sanitarie.

«Siamo profondamente convinti che la cultura possa essere una vera e propria risorsa di benessere, capace di accompagnare e sostenere anche i percorsi più difficili», afferma Letizia Casuccio, direttore generale di CoopCulture, «con questo protocollo, CoopCulture rafforza il proprio impegno per una cultura accessibile, generativa e utile, che entra negli ospedali non come intrattenimento, ma come strumento concreto di cura. Portare bellezza in corsia significa riconoscere il potere trasformativo dell’arte e restituire centralità alla persona, al di là della malattia».

Un’esperienza che prova a ridefinire il concetto stesso di cura, mettendo al centro non solo la terapia, ma la persona nella sua interezza.