La guerra stravolge tutto, a partire dalla vita dei bambini, i più vulnerabili. Eppure, in Ucraina, il cambiamento per i più piccoli non è iniziato con la guerra su vasta scala. «Già alla fine del 2019, con l’arrivo del Covid, tutto è stato stravolto. Come in molte altre parti del mondo, anche qui i bambini hanno smesso di andare a scuola in presenza e hanno iniziato a studiare a distanza, dietro uno schermo. Ma mentre altrove, col tempo, si è tornati alla normalità, qui no. Nel 2022 è scoppiata la guerra, e quella condizione sospesa si è trascinata per altri tre anni. Questo significa che molti bambini e ragazzi qui non frequentano regolarmente la scuola da cinque anni». Così racconta, nella sua testimonianza, un’operatrice locale della Fondazione L’albero della vita Ets, organizzazione italiana impegnata con numerosi progetti in Ucraina, nei settori della protezione, della salute e dell’educazione, focalizzati sul sostegno ai bambini. La Fondazione opera principalmente nell’area di Zaporizhzhia e in quella di Dnipro, nell’Est del Paese.

«Un anno fa, il Governo ha deciso di intervenire, con l’intento di riportare gli studenti a scuola in presenza», continua l’operatrice ucraina. «La strategia adottata è stata tanto concreta quanto necessaria: costruire rifugi sotterranei sicuri, attrezzati per ospitare le lezioni anche nei giorni in cui gli allarmi aerei non danno tregua. Le prime scuole sotterranee sono diventate operative all’inizio del 2023. Tuttavia, fino a poco tempo fa, la maggior parte delle scuole alternava ancora la Dad a rare lezioni in presenza. Ora la situazione sta migliorando, grazie a una decisione più decisa da parte del Governo: costruire sempre più scuole sotterranee permanenti, capaci di garantire continuità scolastica anche nei momenti di massimo allarme».

Secondo le ultime statistiche, spiega l’operatrice, nella regione di Zaporizhzhia oggi ci sono sei scuole sotterranee attive, ma sono previsti nuovi edifici, anche costruiti ex novo. «Per i bambini, la possibilità di tornare in classe è una svolta vera e profonda nella loro vita. Preferiscono il bunker sotterraneo – per quanto possa sembrare assurdo – ma lo preferiscono perché lì, almeno, c’è contatto umano. Perché è più “vero”, meno alienante. Perché rompe l’isolamento e la solitudine che hanno vissuto per troppo tempo, dietro uno schermo, da soli nelle loro case».

«Ci sono bambini che oggi hanno 10, 11, 12 anni, e che mettono piede per la prima volta in una scuola in presenza. Bambini già grandi, che dovrebbero avere strumenti di socializzazione già sviluppati, ma che in realtà si sentono smarriti, impauriti, spesso incapaci di capire come relazionarsi con gli altri».

Una della grandi priorità è gestire i traumi legati alla guerra e fornire, dunque, un sostegno psicologico e sociale. «Le scuole avrebbero bisogno di avere psicologi presenti in modo stabile, non solo per “visite” o incontri saltuari, ma per accompagnare bambini e ragazzi lungo un vero percorso di supporto».

Tra i vari progetti portati avanti dal 2022, la Fondazione L’Albero della vita in Ucraina si occupa della ristrutturazione di dieci rifugi sotterranei per garantire ai bambini continuità educativa in sicurezza. Per informazioni sulle attività della Fondazione visitare il sito.