La pubblica accusa indica quattro colpevoli fra i funzionari egiziani, giudicati responsabili di tortura protratta come strumento di dominio. Chiesto un ergastolo e tre pene detentive a 17 anni e 6 mesi.
Parla il presidente della Federazione di volontariato di matrice cristiana: «L’Italia non ha posto condizioni sul rispetto dei diritti umani. Questo è stato ed è l’errore fondamentale. È grave che la società civile sia inascoltata. Ed è altrettanto grave che nel 2019 i finanziamenti per le organizzazioni non governative che operano nel Sud del mondo rischino di essere azzerati»
Se la scelta di Trump sarà confermata dal Senato, la Haspen dirigerà la Central intelligence agency, da sempre appannaggio del potere maschile. La sua lunga carriera ha un punto oscuro: il ruolo svolto nell'uso delle tecniche di tortura su presunti terroristi nei centri di detenzione segreti dopo l'11 settembre.
Verranno problemi interpretativi, si complicheranno i processi. C'è il rischio che fatti come quelli della scuola Diaz o di Bolzaneto non rientrino nel reato disegnato dalla nuova legge.
Approvata definitivamente alla Camera la legge che istituisce in Italia un reato specifico di tortura. Era attesa da molto tempo, ma fa discutere ecco perché.
Nella sua denuncia Amnesty non resta nel vago, fa nomi e cognomi: «Da Trump a Orban, da Erdogan a Duterte, sempre più politici che si definiscono anti-sistema stanno brandendo un’agenda deleteria che perseguita, usa come capri espiatori e disumanizza interi gruppi di persone».
Il giovane finì i suoi giorni da uomo libero il 25 gennaio 2016, al Cairo. Un omicidio ancora impunito. Amnesty International ha promosso una giornata di mobilitazione nazionale
Il Presidente egiziano torna sul caso parlando di sforzi comuni e collaborazione investigativa. Il nostro governo tace. E sono i genitori, ancora una volta, a dover smentire: « Le indagini sono ancora in una fase di stallo e nessuna risposta concreta ci è stata fornita dalle autorità egiziane», dicono.
«Repressione senza pietà». Questo accade ogni giorno in Eritrea. Perciò i due giovani sono fuggiti, anche a costo di correre ogni rischio. Per il loro futuro, la differenza sta nei polpastrelli e il nemico si chiama Dublino. La stessa Europa che impedisce loro di raggiungere il Paese dove sognano di vivere vorrebbe finanziare il “regime del terrore” con 312 milioni di euro.
Una petizione, lanciata attraverso Change.org chiede all’Unione Europea di non dare soldi al regime del terrore eritreo, se non con garanzie di democratizzazione e di rispetto dei diritti umani. Ecco cosa accade nel Paese africano, a cui si vorrebbero dare 312 milioni di euro. In cambio di niente, nemmeno della fine delle torture ai dissidenti.
Il Rapporto annuale 2015 del Centro Astalli denuncia le inadeguate risposte date dall'Europa rispetto ai flussi migratori in arrivo sulle nostre coste. Un affondo anche contro le "smargiassate mediatiche" del leader della Lega segno solo di "fragorosa inettitudine". Positivo il giudizio dell'organismo dei gesuiti sull'accoglienza dei richiedenti asilo, "ma", sottolinea, "non tutti fanno la loro parte". Ad esempio Lombardia e Veneto.
Dopo l’ok della Camera (e la condanna di Strasburgo sui fatti del G8) parla il presidente di Amnesty International Antonio Marchesi: “Il parlamento ha varato una buona norma. Ora il Senato approvi in fretta".
Approvato alla Camera il testo, che ora passa al Senato. Pene inasprite (fino a 15 anni) se a commettere il reato è un pubblico ufficiale. Prescrizione allungata a 20 anni. Cosa avviene negli altri Paesi
Alganesh Fessaha, italoeritrea che vive a Milano e viaggia nel mondo per salvare i profughi eritrei, pubblica “Occhi nel deserto”, raccolta di foto sul calvario dei profughi rapiti e torturati dai predoni del Sinai o imprigionati nelle carceri egiziane. La storia del traffico d’uomini nel deserto di Mosè e l’alleanza con uno sceicco salafita per liberare 750 persone.
In Parlamento da mesi è in discussione un disegno di legge sul reato di tortura. L'Italia non l'ha mai avuta: una grave lacuna rispetto agli impegni con le Nazioni Unite. Ma la proposta attuale, secondo Amnesty International è ancora «inaccettabile». Il perché lo spiega il presidente dell'associazione, Antonio Marchesi.
Un rapporto del Cisp denuncia: «Espulsioni, torture, traffico di esseri umani, stupri a danno di congolesi. Centomila nel solo 2011. La causa? Il commercio illegale di pietre preziose.
Secondo Amnesty International continuano ad arrestare persone e a trattenerle in strutture segrete. I prigionieri fuori dal controllo delle autorità nazionali sarebbero 4 mila.
Dopo 23 anni il nostro Paese non si è ancora dotato di una legge sulla tortura, nonostante abbia ratificato il trattato Onu. Per questo, dice Amnesty, si commettono ancora tanti abusi.
L'associazione Antigone lancia un appello affinché il Parlamento lo inserisca nel codice penale. Oggi si procede al massimo per abuso d'ufficio o per lesioni.
Presentato il Rapporto annuale: documenta restrizioni alla libertà di parola in 89 Paesi, denuncia torture e maltrattamenti in 98 Nazioni, riferisce di processi iniqui in 54 Stati.