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giovedì 27 aprile 2017
 
decisione storica
 

Il Papa lancia le "primarie" per la scelta del suo Vicario

11/03/2017  Con una decisione clamorosa, Bergoglio convoca a sorpresa i parroci prefetti della diocesi di Roma e avvia la consultazione allargata anche ai fedeli che potranno indicare anche dei nomi per il successore del cardinale Agostino Vallini

Papa Francesco apre un altro fronte di novità e chiede le “primarie” per trovare il successore del cardinale Agostino Vallini come suo vicario della diocesi di Roma. Venerdì 10 marzo nel pomeriggio Bergoglio ha convocato a sorpresa i 36 parroci prefetti della diocesi di Roma, di cui il Papa è vescovo, e ha chiesto a loro di indicare per iscritto i problemi e le esigenze della diocesi e il profilo del nuovo vicario. Ma non è si fermato qui. Ha chiesto anche nomi a chi vorrà farlo e che la consultazione sia allargata non solo ai sacerdoti, ma anche ai fedeli laici.

La Sala Stampa della Santa Sede, annunciando l’incontro poche ore prima ,mentre il Papa tornava dagli esercizi spirituali ad Ariccia, aveva sottolineato che l’incontro era da considerarsi “normale prassi della vita della Chiesa”. In realtà si tratta di una clamorosa novità, perché mai prima d’ora nella diocesi del Papa si era tenuta una consultazione di tal genere. Le lettere dovranno pervenire al Papa entro il 12 aprile, mercoledì santo. Bergoglio dunque avvia un altro processo che non mancherà di suscitare malumori tra i conservatori e riapre il dossier sulle consultazioni per le nomine dei vescovi, che è sempre stata una questione all’ordine del giorno della Congregazione dei vescovi. Sulla procedure si discute da sempre. Di solito una consultazione viene avviata dal nunzio apostolico, che poi invia un rapporto in Vaticano. Recentemente la consultazione è stata annunciata dai media per la successione del cardinale Angelo Scola a Milano. L’elenco chi sarà consultato non è stato reso noto, ma si sa che ad essere consultati saranno anche laici. Dell’argomento si è anche occupato il C9, il Consiglio dei cardinali voluto da Papa Francesco, che sta procedendo alla riforma della Curia.

A settembre il Consiglio ha preso in esame il progetto di un questionario in base al quale vagliare l’idoneità dei candidati e orientare la nomina di un vescovo su un piano più pastorale e spirituale. Insomma il Papa non vuole più decidere da solo. Il problema tuttavia era stato posto già al Sinodo del 2001 dedicato alla figura del vescovo. Il cardinale Carlo Maria Martini aveva chiesto nel suo intervento “come sia possibile far sì che la Chiesa locale possa anche riconoscersi come espressione del suo Vescovo, a partire dalle procedure utilizzate per la ricerca di candidati adatti”. Non c’è solo la consultazione dei preti, ma anche quella del popolo di Dio.

Papa Francesco con il cardinale vicario Agostino Vallini che compirà 76 anni il prossimo 17 aprile
Papa Francesco con il cardinale vicario Agostino Vallini che compirà 76 anni il prossimo 17 aprile

Il "precedente" olandese negli anni Sessanta

Al Concilio di Trento lo scontro per reintrodurre l’antica consuetudine della presenza attiva del popolo nella designazione dei vescovi fu lungo e assai vivace. Ma non si arrivò ad una decisione. La questione della sottrazione delle nomine alle pressioni potere temporale fu decisiva. E il Codice del diritto canonico del 1917 insiste proprio sull’aspetto della libertà. Ma oggi la storia è totalmente cambiata rispetto a secoli fa. Dopo il Concilio ci furono tentativi da parte di alcune Chiese più “progressiste” di eleggere i vescovi. E’ accaduto in Olanda negli anni Sessanta. Per l’elezione del vescovo di Den Bosch nel 1966 il Capitolo invitò tutti, anche i non-cattolici, a dire la loro sulle attese e sui nomi di possibili candidati. Alla consultazione parteciparono circa 10 mila persone e Paolo VI nominò il nome uscito dalla consultazione. La stessa cosa accadde per il vescovo di Breda l’anno dopo, il cui il nome uscì dall'intero Consiglio Pastorale, composto anche da 30 laici.

Ma la stessa procedura venne seguita in alcune diocesi tedesche e svizzere. In Svizzera in tre diocesi per un antico privilegio la nomina spetta al Capitolo della cattedrale. Il Papa deve solo confermare. È il caso delle diocesi di Basilea, San Gallo e Coira, secondo un sistema confermato da Pio XI nel 1926 e assimilato dal Concordato svizzero del 1928. Ma nel 1990 vi furono problemi per la nomina del vescovo di Coira, che suscitarono polemiche. Il vescovo mons. Wolgang Haas fu nominato da Roma al di fuori della terna proposta dal Capitolo della cattedrale. Scoppiarono proteste e alla fine la Santa Sede dovette procedere allo smembramento della diocesi di Coira in due parti con la costituzione della diocesi di Vaduz in Lichtenstein nella quale venne trasferito mons. Haas, con la promozione ad arcivescovo. Nel corso degli anni sono state molte le iniziative di associazioni di laici e sacerdoti per aprire di nuovo il dibattito sull’elezioni dei vescovi.

In Italia l’Associazione “Noi siamo Chiesa” nel 2002 proposte un articolato progetto per la ricerca del successore di Carlo Maria Martini e la stessa cosa fece per la successione al cardinale Dionigi Tettamanzi. A Treviso nel 2009 furono otto sacerdoti a chiedere in una lettera aperta la possibilità di consultare preti e anche laici per la scelta del successore di mons. Andrea Mazzocato. Ma furono criticati da altri sacerdoti, che paventavano il rischio di una “campagna elettorale”. Ora è Bergoglio che con la clamorosa iniziativa di Roma apre di nuovo un processo antico.

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