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martedì 20 agosto 2019
 
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Santa Elisabetta d'Ungheria, la principessa della carità

17/11/2018  Figlia di Andrea, re d'Ungheria e di Gertrude, nobildonna di Merano, ancora fanciulla fu promessa in moglie a Ludovico figlio ed erede del sovrano di Turingia. Sposa a quattordici anni, madre a quindici, restò vedova a 20. Diede tutto ai poveri e si ritirò a Marburg in Germania in un ospedale da lei fondato, abbracciando la povertà e adoperandosi nella cura degli infermi e dei poveri fino all’ultimo respiro esalato all’età di venticinque anni.

Elisabetta, figlia del re Andrea II d’Ungheria e di Gertrude di Merano – discendente da Carlo Magno – nacque nel 1207 nel castello di Bratislava. Nel 1211 lasciò la corte paterna, con una ricchissima dote, e fu condotta al castello di Wartburg in Turingia, per essere cresciuta nella famiglia del futuro sposo Ludwig figlio del signore di quella regione, il langravio Hermann, che secondo la leggenda sarebbe stato avvisato da un trovatore della nascita della bambina, “una meravigliosa stella” la cui santità si sarebbe irraggiata in tutto il mondo. Con il fidanzato si instaurò un profondo legame di affetto e amicizia. Si manifesta presto in Elisabetta una profonda spiritualità, caratterizzata dall’aderenza alla volontà di Dio, unita al disprezzo per le ricchezze e le vanità del mondo. La pietà e la carità di Elisabetta erano grandi, ma non sempre condivise dalla famiglia. In quel periodo i rapporti tra la Turingia e il principato vescovile di Magonza erano molto tesi per la supremazia che ambedue i signori ritenevano di avere sul territorio. La situazione si esacerbò a tal punto che il vescovo di Magonza scomunicò Hermann, che in queste condizioni morì nel 1217: gli successe Ludwig, che nella primavera del 1221 sposò Elisabetta.

Il miracolo del pane

Si narra che la sposa abbia detto: “È in Dio che amo mio marito; possa lui che santificò il matrimonio, concederci la vita eterna”. Elisabetta si distinse subito per la sua attività caritatevole, svolta nel pieno rispetto del suo ruolo. Scrisse di lei Francesco di Sales: “La sua devozione crebbe tra le feste e le vanità cui la sua condizione sociale la espose. I grandi fuochi sono alimentati dal vento, mentre quelli piccoli sono estinti, se non protetti da questo”. Le azioni caritatevoli di Elisabetta erano molteplici: dall’assistenza ai malati, all’offerta di cibo. È noto l’episodio, molto ripreso dall’iconografia della santa, che narra di un giorno in cui Elisabetta, portando ai poveri del pane dentro al suo grembiule, incontrò il marito. Egli le chiese cosa tenesse nel grembiule, Elisabetta ne lasciò le cocche e scesero, in luogo del pane, magnifiche rose fresche.

L'incontro con la spiritualità francescana

  

L’incontro di Elisabetta con la spiritualità francescana, che improntò profondamente le sue scelte e il suo stile di vita, avvenne tramite alcuni frati minori giunti in Germania a portare il messaggio di Francesco (allora ancora vivente) accolti dai signori di Turingia, che li aiutarono e fecero edificare per loro una cappella. Secondo la tradizione san Francesco avrebbe mandato loro un suo logoro mantello, diventato per Elisabetta uno dei suoi tesori più preziosi. Nel 1222 nacque il primo figlio, Hermann. Un frate minore, Rudiger, divenne consigliere spirituale di Elisabetta e la pietà della signora, sull’esempio francescano, si indirizzò anche verso i lebbrosi. La tradizione riferisce che la sua carità si fosse spinta al punto di ricoverarne uno nel proprio letto. Il marito, avvisato dalla sorella, scostate le cortine del letto, vide nel volto del lebbroso i lineamenti di Cristo: dopo questo fatto fu allestito un lebbrosario. Elisabetta ebbe in seguito un altro direttore spirituale, Padre Conrad, forse appartenente all’Ordine premostratense; questi era un vero asceta definito “praedicator verbi Crucis in Alamannia” e ne divenne, attraverso la sua Summa vitae – lettera scritta il 16 novembre 1232 al papa Gregorio IX per sollecitare la canonizzazione di Elisabetta – il primo biografo.

Si prende cura degli ultimi e dei ripugnanti

Nel 1224 Ludwig si unì alla crociata indetta da Onorio III, lasciando l’amministrazione del feudo alla moglie. Nel terribile inverno del 1225, in cui l’Europa fu flagellata da allagamenti, carestia, peste e vaiolo, Elisabetta cercò di far fronte alla situazione e di soccorrere i bisognosi. Il suo atteggiamento non fu gradito dagli amministratori, che temevano la sua eccessiva carità come pericolo alla sicurezza delle scorte alimentari della stessa corte. Sempre in quell’anno, Elisabetta favorì la fondazione di un convento francescano a Eisenach. Nel settembre 1227 Ludwig morì a Otranto. La notizia raggiunse Elisabetta in ottobre, poco dopo il terzo parto; si riferisce che esclamò: “Il mondo e le sue gioie sono ormai morti per me”. Lo zio vescovo voleva che si risposasse, nonostante Elisabetta, mentre il marito era ancora vivo, avesse fatto voto di castità in caso di morte dello sposo: ma il progetto non andò in porto. Le spoglie di Ludwig riportate in patria furono inumate nel monastero di Reinhardsbrunn. Scrive Conrad: “Elisabetta conobbe e amò Cristo nei poveri, incominciò presto a distinguersi in virtù e santità di vita… Distribuiva con larghezza i doni della sua beneficenza non solo a coloro che ne facevano domanda presso il suo ospedale, ma in tutti i territori dipendenti da suo marito. Arrivò al punto di erogare in beneficenza i proventi dei quattro principati di suo marito e di vendere oggetti di valore e vesti preziose per distribuirne il ricavato ai poveri. Aveva preso l’abitudine di visitare tutti i malati personalmente, due volte al giorno, al mattino e alla sera. Si prese cura diretta dei più ripugnanti. Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre in ogni attività di bene, senza mettersi tuttavia per questo in contrasto con suo marito. Dopo la morte di lui, tendendo alla più alta perfezione, mi domandò con molte lacrime che le permettessi di chiedere l’elemosina di porta in porta”.

Costruisce l'ospedale di Marburgo

  

Nell’estate 1228 Elisabetta costruì l’ospedale francescano di Marburgo. Si dedicò senza sosta alle sue opere fino alla morte, avvenuta il 17 novembre 1231. Riferisce Conrad: “Prima della morte ne ascoltai la confessione e le domandai cosa si dovesse fare dei suoi averi e delle suppellettili. Mi rispose che quanto sembrava sua proprietà era tutto dei poveri e mi pregò di distribuire loro ogni cosa, eccetto una tunica di nessun valore di cui era rivestita, e nella quale volle essere seppellita. Fatto questo, ricevette il Corpo del Signore. Poi, fino a sera, spesso ritornava su tutte le cose belle che aveva sentito nella predicazione. Infine raccomandò a Dio, con grandissima devozione, tutti coloro che le stavano dintorno, e spirò come addormentandosi dolcemente”. La sua tomba a Marburgo, meta di molti pellegrinaggi, durante la lotta fra luterani e cattolici, nel 1539, fu profanata da Filippo d’Assia, discendente della santa. Le ossa trafugate vennero poi restituite: se ne conserva una parte a Vienna, mentre si dice che la testa sia a Besançon. Elisabetta, con san Luigi di Francia, è patrona dell’Ordine francescano secolare, delle persone addette alla cura dei malati, delle opere di carità cattoliche e dei panettieri.

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