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martedì 20 novembre 2018
 

Domenica 11 novembre - Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo

Lettura del Vangelo secondo Luca (23,36-43)

In quel tempo. Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
   

Dalla Parola alla vita

Con questa domenica si chiude il cammino dell’anno liturgico del rito ambrosiano e idealmente siamo invitati a fare sintesi del cammino percorso. Potremmo semplicemente chiederci quali passi abbiamo compiuto dal punto di vista spirituale, quanto è cresciuta la nostra conoscenza del Signore, ma soprattutto quanto si sono approfondite nella vita quotidiana la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità.

Al centro di questa solennità c’è una immagine che oggi per noi può risultare un po’ superata, un po’ lontana nel tempo: il Signore Gesù è presentato a noi come un re, anzi un re universale. Dobbiamo andare oltre per cogliere il senso profondo della regalità di Cristo. Per questo ci lasciamo ispirare dal racconto evangelico in cui Luca ci fa assistere alla scena centrale della passione del Signore Gesù. Accanto ai due malfattori il Signore è inchiodato alla croce, totalmente impotente e ormai verso la fine della sua vita terrena; sul suo capo campeggia la scritta che avrebbe dovuto irridere quel condannato, ma che invece diviene rivelazione estrema della sua identità vera: «Costui è il re dei Giudei».

Il suo trono dunque è un patibolo e la sua corona un copricapo di spine. Durante l’arresto e l’interrogatorio, a più riprese i soldati lo avevano schernito proprio su questa sua pretesa di essere un re, di avere un regno. Ora invece nel momento estremo, mentre il primo dei due malfattori a sua volta lo insulta e lo sfida a dimostrarsi davvero il Messia, l’altro si rivolge a lui in modo completamente diverso; invocando il suo nome e chiedendo misericordia, si affida a lui dicendo: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

In quei due malfattori è rappresentata l’umanità intera che, come ricorda il buon ladrone, è meritevole solo di una giusta condanna. Ma se davanti a Dio nessun uomo è giusto, allora l’unica possibilità di salvezza è quella rappresentata dall’atteggiamento del malfattore che, riconoscendo le proprie colpe, semplicemente si affida al Signore. Dalla croce il Signore che apparentemente è spogliato di tutto, di ogni potere e di ogni dignità, gli risponde: «Oggi con me sarai nel paradiso».

Ecco dunque qual è il potere di Gesù, la sua regalità su tutto e su tutti, un potere che non schiaccia e non condanna, un potere capace solo di perdono e di salvezza. In colui che riconoscendo le proprie colpe si è consegnato totalmente, possiamo riconoscere anche per tutti noi l’unica via di salvezza, l’unica possibilità per ottenere misericordia, cioè presentarci al cospetto di Dio con l’umiltà di chi sa di non poter pretendere nulla, solo sperimentare un amore che accoglie, che nutre la nostra fede, ci riempie il cuore di speranza e ci insegna che cosa sia la carità, l’amore senza misura.

L’icona di Gesù in croce ci congeda dunque da questo anno liturgico lasciandoci anche l’unica vera immagine del volto di Dio: un Padre che ama, che perdona e che esercita la sua regalità universale nella misericordia e nel perdono.

Commento di don Marco Bove


08 novembre 2018

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