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martedì 11 maggio 2021
 
40 anni dopo il golpe
 

Dittatura argentina, dagli archivi vaticani nuova luce sui "desaparecidos"

26/10/2016  La documentazione, circa tremila lettere relative agli anni del regime militare, sarà accessibile alle famiglie delle persone che furono fatte sparire, alle vittime, ai detenuti e, nei casi di sacerdoti e religiosi, ai loro superiori.

(Foto Reuters: qui sopra il cardinale Mario Poli, arcivescovo di Buenos Aires, in piedi accanto al vescovo di Chascomús mons. Carlos Malfa. In copertina: il dittatore Jorge Videla, a destra, con Emilio Massera, membro della giunta militare, nel 1979)

Uno spiraglio di luce sui soprusi, le violenze e le ingiustizie della dittatura argentina arriva dalla Santa Sede. Il Vaticano apre i suoi archivi contenenti i documenti relativi agli anni del regime militare dal 1976 al 1983. Papa Francesco lo aveva annunciato. E così è stato. La Segreteria di Stato vaticana e la Conferenza dei vescovi argentini hanno dichiarato che il lavoro di catalogazione è terminato. Alla consultazione del materiale, circa tremila lettere, potranno accedere, si legge nel comunicato emanato, "le vittime e i familiari diretti dei desaparecidos e detenuti e, nei casi di religiosi o ecclesiastici, anche i loro Superiori maggiori". Nella nota si legge anche che "questo lavoro è stato svolto avendo a cuore il servizio alla verità, alla giustizia e alla pace, continuando il dialogo aperto alla cultura dell’incontro". 

Il 24 marzo del 2016 l'Argentina ha commemorato i 40 anni dal colpo di Stato che, destituendo la presidente "Isabelita" Perón - terza moglie dell'ex presidente Juan Domingo Perón, morto nel '74 - mise fine alla democrazia e instaurò un regime dittatoriale - denominato ufficialmente "Processo di riorganizzazione nazionale" - guidato da una giunta di tre leader, Jorge Videla, Eduardo Massera e Orlando Agosti, comandanti rispettivamente di Esercito, Marina e Aeronautica. Con il golpe l'Argentina piombò nel periodo più fosco della sua storia, segnato da repressione di ogni forma di dissenso, violazione dei diritti umani, torture, arresti, uccisioni, esili forzati, sparizioni.  

La tragedia dei 30mila desaparecidos è una ferita lacerante, una sofferenza irrisolta per le famiglie che, a distanza di quattro decenni, continuano a invocare verità e giustizia, l'unica strada possibile per arrivare alla riconciliazione. Nel 1983 l'Argentina ha ripreso il cammino della democrazia bruscamente interrotto. Jorge Videla è morto a maggio del 2013, a 87 anni, nel carcere di Marco Paz, dove stava scontando due ergastoli per crimini contro l'umanità. Nel 2006 era stato condannato anche per il sequestro di 500 bambini tolti alle loro madri detenute nelle carceri e nei centri di tortura del regime e dati in "adozione" ad altre famiglie vicine alla Giunta.

Un mese prima della morte di Videla, Jorge Mario Bergoglio, appena eletto Papa, ha incontrato in Vaticano Estela de Carlotto, la fondatrice delle "Abuelas", le Nonne di Plaza de Mayo, che dal 1977 lottano per rintracciare i loro nipoti, figli dei desaparecidos. Nel 2014 il Pontefice ha annunciato la decisione di aprire gli archivi vaticani relativi alla dittatura. Un passo molto importante: la posizione della Chiesa argentina negli anni della dittatura resta un capitolo controverso. La Chiesa si trovò spaccata: tanti sacerdoti furono collusi con il regime e lo appoggiarono, altri scelsero la strada del silenzio e del disimpegno, molti furono quelli che si opposero apertamente alla dittatura e aiutarono i dissidenti salvando numerose vite.

Già nel 2005 l'Episcopato argentino aveva presentato una raccolta di documenti e lettere diffusi dai vescovi negli anni della dittatura. Ma questa pubblicazione è stata ritenuta insufficiente dalle organizzazioni per i diritti umani. La Chiesa «non ha paura» dell'apertura degli archivi vaticani relativi alla dittatura, ha commentato l'arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Mario Poli. Questa decisione rappresenta «un servizio alla Patria, per la riconciliazione degli argentini».  Monsignor José María Arancedo, presidente della Conferenza episcopale argentina, ha affermato che non si può parlare di «complicità» della Chiesa con la dittatura, tuttavia ha ammesso che «la Chiesa non ha fatto tutto ciò che poteva e, certamente, abbiamo chiesto perdono». Una volta che i documenti siano stati letti, ha aggiunto, «ho il coraggio di dire che la presenza della Chiesa apparirà con più luci che ombre».

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