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lunedì 18 ottobre 2021
 
IL GESTO
 

Che cos'è "take a knee", perché i campioni si inginocchiano durante l'inno

13/06/2021  Che cos'è e che storia ha il gesto degli atleti che si inginocchiano durante l'inno nazionale delle manifestazioni sportive e che in questi giorni stiamo vedendo anche ai campionati europei di calcio

Tutto era cominciato nel 2016, nel football americano, uno dei quattro sport nazionali del Nord America (con baseball, hockey ghiaccio e pallacanestro Nba), quando nelle strade era montata la protesta per il caso di un ragazzo afroamericano disarmato ucciso dalla Polizia, mentre si era denunciato da più parti il grilletto facile contro gli afroamericani.

Alcuni giocatori, per protesta contro il razzismo strisciante, avevano cominciato ad ascoltare inginocchiati l'inno americano eseguito in occasione delle partite. Di qui il nome della protesta "take a knee", "inginòcchiati".

Il primo fu il quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick per denunciare la violenza della polizia verso gli afroamericani ed esprimere solidarietà al movimento 'Black Lives Matter' ("Le vite nere valgono"). Altri di lì hanno seguito il suo esempio soprattutto dopo i fatti di Charlottesville dove una donna era morta e molte persone erano rimaste ferite da un’auto lanciata contro la folla che protestava per il corteo dei cosiddetti “suprematisti bianchi”, che affermano la supremazia della razza ariana.

Quando durante un comizio del 2017, Donald Trump, all'epoca Presidente degli Stati Uniti  ha invitato le leghe sportive professionistiche a «licenziare quei... (qui un insulto triviale pronunciato per esteso, ndr.)  che si inginocchiano all’esecuzione dell’inno nazionale» la protesta è dilagata davvero uscendo dai confini americani (si sono inginocchiati anche a Wembley), coinvolgendo i giocatori della pallacanestro Nba (si sono espressi LeBron James, Stephen Curry, Kobe Bryant), con i Warriors che hanno rifiutato di partecipare alla Casa Bianca alla festa riservata ai campioni d’America, i giocatori di baseball che si sono uniti, finché squadre intere hanno cominciato a inginocchiarsi per gli stadi d’America sottintendendo un «Licenziateci tutti». Il tutto con la solidarietà di dirigenti delle leghe sportive e di allenatori bianchi, da Steve Kerr a Gregg Popovic, che si sono schierati con i giocatori e di Stevie Wonder che si è inginocchiato, sul palco, durante un concerto. 

La protesta di lì negli anni è dilagata, si è diffusa, uscendo all'occorenza dai campi di gara: in alcune manifestazioni alcuni poliziotti americani si sono inginocchiati in segno di solidarietà con i manifestanti. 

Ora il gesto è diffuso negli stadi del mondo, come simbolo universale di libertà di espressione e di contrasto al razzismo, la stessa Uefa non lo ha vietato e dunque si è spostato dalla Champions League agli Europei di calcio, sui cui campi ora lo vediamo. 

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