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sabato 16 ottobre 2021
 
Scuola
 

«Come mai anche dopo tante promesse sono pochi i prof di materie scientifiche?»

28/10/2020 

Gentile professoressa Spotorno, mio figlio ha iniziato la scuola il 7 di settembre, una settimana prima di quanto previsto dal calendario regionale, una scelta della scuola che condivido e che permette di avere qualche giorno di vacanza in più nel corso dell’anno. Ora ci aspettavamo non dico l’organico completo sin dal primo giorno di scuola, ma che almeno fosse completato nel corso delle prime settimane. In realtà, dopo un mese buono di scuola, mancano ancora molti insegnanti soprattutto nelle materie scientifiche, in particolare matematica, fisica, informatica, e questo non solo nella classe di mio figlio. Ma quest’anno non doveva essere tutto più rapido? E poi perché questa cronica carenza di docenti nell’area scientifica? Mi farebbe piacere sentire il suo punto di vista.

CARLO

Hai ragione Carlo, l’inizio di quest’anno scolastico è stato davvero complicato e chi, come i dirigenti scolastici, riceve ogni giorno mail e telefonate dal contenuto molto simile alla tua lettera, ma dai toni meno cortesi, lo sa. Questo è accaduto non solo per le procedure e le scelte fatte per evitare il più possibile i contagi da Covid-19, ma anche per la mancanza di personale docente e non. E così a un mese dalla riapertura sono ancore molte le scuole che si trovano in affanno dovendo, in attesa di supplenti che non arrivano, coprire i vuoti in organico con il personale a disposizione o programmando entrate e uscite anticipate degli studenti pur di non lasciare scoperte le classi. Sì, come te speravo che davvero quest’anno ci fosse maggior rapidità nel reperire i docenti supplenti, attraverso quelle chiamate rapide che il ministero aveva promesso. Non è andata così e le ragioni sono molto complicate e troppo burocratiche e prevedono passaggi e formalità che forse andrebbero rivisti per non trovarsi ogni settembre nella stessa situazione. Altro problema è la cronica carenza di insegnanti di materie scientifiche, e qui il discorso è più articolato. Le ragioni possibili sono diverse, dal minor numero di laureati in queste discipline, da un mercato del lavoro che richiede un gran numero di queste figure professionali garantendo maggiori livelli stipendiali e possibilità di carriera rispetto alla precarietà connessa alla professione, precarietà che può durare anche anni in assenza di concorsi. E credo che siano proprio precarietà e incertezza a spingere i laureati in discipline scientifiche verso altre professioni. Ma tutto questo crea un circolo vizioso. Insegnanti precari e che cambiano ogni anno creano nei ragazzi vuoti e insicurezza nell’apprendimento, con un conseguente calo della curiosità e della motivazione, e questa mancanza di passione e motivazione poi si ripercuote nelle scelte universitarie degli studenti e nel conseguente numero basso di laureati in quest’area del sapere. Un vero peccato per chi oggi si avvicina allo studio della matematica e della fisica ma anche un impoverimento per tutto il Paese.

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