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Credere

Padre Massimo Fusarelli: «I poveri sono i nostri maestri»

30/09/2021  Nato a Roma in una famiglia di operai, il 121° Ministro generale dell’Ordine dei frati Minori si racconta al settimanale "Credere": «Non ho ricevuto un’educazione cristiana. Chi vive ai margini mi porta a Dio»

«I poveri sono nostri maestri: lo dicono le nostre Costituzioni e siamo chiamati a lasciarci evangelizzare da loro. Ma bisogna farne l’esperienza per capirlo: non aver paura di starci, ascoltarli senza giudicarli, non volgere lo sguardo da un’altra parte. Non è facile, perché non sono belli e piacevoli: san Francesco scrive nel Testamento che per lui prima della conversione era “cosa troppa amara” vedere i lebbrosi. Occorre lasciarsi prendere per mano da qualche povero concreto, un malato terminale, un anziano, un tossicodipendente, uno straniero, un immigrato, una madre sola con figli, un papà separato, senza aver paura dell’alterità e della difformità. Allora si apre un mondo». Mentre elenca queste situazioni vissute in prima persona, fra Massimo Fusarelli ha fissi nella memoria volti e incontri che hanno cambiato la sua vita di uomo, credente e frate minore, eletto lo scorso 13 luglio per il prossimo sessennio Ministro generale alla guida dell’Ordine. In flessione numerica rispetto al passato: in Italia i frati Minori sono circa 1.600, 12.500 in 110 Paesi del mondo, compresi novizi e professi temporanei.

NATO IN UNA FAMIGLIA DI OPERAI

«La sensibile decrescita numerica, soprattutto in Occidente e in altre parti, ci obbliga a una minorità e ci interroga molto: viviamola come una possibilità, non come iattura. Come del resto costituisce una bella provocazione la tenuta e la crescita dell’Ordine in altre aree geografiche: la domanda è come accompagnare questa crescita, radicandola nel carisma e nell’identità genuinamente francescana», commenta fra Fusarelli, con schiettezza romanesca. Nella Capitale, infatti, è nato 58 anni fa in una famiglia di operai. «Non ho ricevuto un’educazione cristiana dai miei genitori, un po’ polemici con la Chiesa, anche se sono stato battezzato e ho fatto la prima Comunione, la Cresima. A trasmettermi i rudimenti della fede sono state le due nonne, che mi hanno insegnato alcune preghiere e comunicato il senso della Provvidenza, insieme alla solidarietà verso le famiglie bisognose e all’amore verso la Madonna. Semi di grazia che hanno alimentato il mio desiderio e interesse per Dio, cresciuto durante l’adolescenza anche attraverso l’incontro con un folto gruppo di coetanei nella parrocchia di San Francesco, a Tivoli», ricorda il frate, che così ha sperimentato quanto la fede «sia un dono gratuito, non il frutto di un lavoro organizzato o delle nostre buone prestazioni». Alla fine del liceo classico il razionale Massimo, che si fa sempre tante domande e non dà nulla per scontato, resta colpito dalla testimonia di alcuni religiosi, sacerdoti e suore: «Con gli altri giovani ho vissuto un’esperienza di vita cristiana a tutto tondo, con un senso di Chiesa e di comunità, scandita dalla preghiera, dall’impegno civico e sociale, dal volontariato con i disabili, dalla presenza nella città. I frati, imperfetti e molto diversi uno dall’altro, davano l’immagine di un corpo che era per noi e con noi. Mi hanno trasmesso l’idealità della preghiera, il senso della fraternità e del servizio». In lui scatta la scintilla della vocazione, «una passione e un dinamismo che mi hanno messo in moto, anche se ero ancora immaturo. Ma quella radice e quella intuizione iniziale non mi hanno abbandonato». La scelta del 19enne Massimo non viene compresa dai genitori: «Erano delusi, si aspettavano altro. Poi hanno visto che ero contento. Sei anni dopo, quando ero già frate, mio fratello a soli 22 anni è morto tragicamente: non si finisce mai di attraversare un lutto del genere», confida.

IN ASCOLTO DEI GIOVANI

  

Sacerdote dal 1989, fra Massimo è rimasto sempre vicino ai giovani, occupandosi di animazione vocazionale: «Mi metto in ascolto della loro profezia, con tutte le loro contraddizioni, cercando di sintonizzarmi con i linguaggi dei ragazzi non troppo “parrocchiosi”, per capire come ci vedono fuori da un discorso ecclesiale, per non rimanere fermi a ciò che pensiamo e che abbiamo elaborato. Soprattutto nel contesto occidentale, la pandemia ha messo a nudo la debolezza di certe prassi e gesti abituali che sembravano funzionare: siamo obbligati a rivedere linguaggi e canali per annunciare la Buona Notizia ai giovani, che restano dei grandi apripista e spesso dei “portatori sani” del carisma francescano». «Siamo chiamati a essere per loro un punto di riferimento autorevole, con paternità più che complicità», osserva fra Massimo. Che non ha smesso di farsi interrogare dalle persone incontrate nelle periferie romane, quando viveva con altri frati nel quartiere popolare di Torre Angela, così come dai terremotati conosciuti durante i 10 mesi a Santa Giusta, frazione di Amatrice, nel container ribattezzato «convento di plastica». E poi i senza dimora, i migranti, i profughi con cui ha condiviso gli spazi del convento di San Francesco a Ripa nel rione di Trastevere: «Sono profondamente grato a ciascuno di loro ed è rischioso perdere questo contatto concreto: ne va della fede e dell’umanità, non voglio fare il burocrate. L’ho detto anche alle Clarisse, incontrandole di recente: tante discussioni sul nostro carisma assumono spessore e ci permettono di fare passi se diventano gesti di accoglienza e vicinanza. La carne dei poveri è la carne di Cristo, dicono i Padri della Chiesa, e ci ridà la carne della fede. Gesù si fa riconoscere negli altri: siamo chiamati a essere figli dello stesso Padre non solo per portare un messaggio, un aiuto, ma per stare con i fratelli e le sorelle, anche di altre fedi, come a casa nostra».

(Foto: Curia generale dei Frati minori)

Chi è

Età 58 anni   

Chiamata Ministro generale dei frati Minori

Famiglia Francescana

Fede Seguire Dio in povertà

 

Il nuovo Ministro generale

Nato a Roma il 30 marzo 1963, fra Massimo ha vestito il saio francescano come novizio il 28 luglio 1982. Nel 1989 ha professato i voti solenni ed è stato ordinato sacerdote. Dal 2009 al 2013 fra Fusarelli ha vissuto in un appartamento con una piccola comunità di frati nel quartiere romano di Torre Angela. Insieme ad altri confratelli ha assistito i terremotati di Amatrice e Accumoli dall’ottobre 2016 all’agosto 2017. Dal settembre 2017 è stato guardiano e parroco a San Francesco a Ripa (Roma), responsabile del progetto di accoglienza di persone in disagio “Ripa dei Settesoli”. Il 2 luglio 2020 era stato eletto ministro provinciale di Lazio e Abruzzo e dal luglio di quest’anno è il nuovo ministro generale dell’Ordine francescano dei frati Minori per il sessennio 2021-2027.

La famiglia francescana

  

La famiglia francescana una vera e propria galassia quella delle esperienze religiose che raccolgono oggi l’eredità spirituale di san Francesco. Il Primo ordine, fondato direttamente dal santo di Assisi con la sua Regola, è formato da tre distinte “famiglie”: i frati Minori (guidati da fra Massimo Fusarelli, che indossano il saio marrone), i frati minori Conventuali (che portano il saio nero) e i frati minori Cappuccini (con il saio dal particolare colore marrone-castagno). Vi sono poi il Secondo ordine francescano, costituito dalle Clarisse, e il Terzo ordine, dei terziari (cui appartengono sia istituti regolari — cioè di frati o suore — sia di laici e laiche). Più di recente sono nate numerose “nuove comunità religiose” ispirate alla spiritualità francescana, come la Fraternità francescana di Betania, i Frati e le Suore francescani dell’Immacolata, i Frati francescani del Rinnovamento, i Frati e le Suore francescani dell’Atonement.

 
 
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